Roma, 2 gennaio 2026 – Volodymyr Zelensky ha ufficializzato la nomina di Kyrylo Budanov come nuovo capo dell’Ufficio presidenziale dell’Ucraina, sostituendo Andriy Yermak, dimessosi a seguito di un caso di corruzione. La decisione, annunciata dallo stesso presidente ucraino su X, arriva in un momento cruciale per il Paese, alle prese con sfide complesse sul fronte della sicurezza e della diplomazia.
La decisione di Zelensky
Kyrylo Budanov, classe 1986, è una figura di spicco dell’intelligence militare ucraina. Dal 2020 dirige il Direttorato principale dell’Intelligence del Ministero della Difesa e ha alle spalle una lunga esperienza operativa nel conflitto con la Russia. Promosso a tenente generale nel 2023, Budanov è noto per la sua capacità strategica e una leadership determinata, che Zelensky ha definito essenziale per affrontare le attuali criticità. Il presidente ha affidato al nuovo capo dell’Ufficio presidenziale il compito di aggiornare e presentare per l’approvazione le basi strategiche della difesa e dello sviluppo dello Stato, in collaborazione con il Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa e altri leader istituzionali.
Il profilo e la visione di Kyrylo Budanov
Considerato un “uomo di ghiaccio” per il suo stile laconico e distaccato, Budanov ha affrontato numerosi attentati, sopravvivendo a diversi tentativi di assassinio riconducibili alle tensioni legate al conflitto in Crimea e in Donbass. La sua esperienza si estende anche al coordinamento delle operazioni di intelligence durante la guerra in corso, con un ruolo chiave nella pianificazione degli attacchi strategici contro obiettivi militari russi. In un’intervista recente, Budanov ha sottolineato l’importanza dell’unità nazionale e del sostegno internazionale per la resistenza ucraina, evidenziando come la strategia russa miri a indebolire il morale attraverso attacchi mirati al tessuto sociale, come i blackout energetici.
La nomina di Budanov conferma l’intenzione di Zelensky di puntare su una leadership esperta, capace di coniugare sicurezza interna e relazioni diplomatiche, in un contesto segnato da tensioni continue e dalla necessità di mantenere saldo l’appoggio degli alleati occidentali.
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