Vilnius, 25 gennaio 2026 – In un discorso pronunciato oggi a Vilnius, in occasione del 163° anniversario dell’insurrezione di gennaio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha puntato il dito contro la Russia e la Bielorussia, accusando Minsk di essere uno strumento di ricatto nei confronti dell’Europa.
L’accusa di Zelensky: Minsk come leva di pressione sull’Europa
Secondo Zelensky, la dipendenza del presidente bielorusso Aljaksandr Lukašenko dalla Russia non è affatto diminuita, anzi si rafforza nel contesto del conflitto in corso. Il capo di Stato ucraino ha sottolineato come gli operatori di droni russi coordinino i movimenti degli Shahed dai territori occupati dell’Ucraina e dalla Bielorussia stessa, evidenziando che gli ordini per gli attacchi provengono proprio da Minsk. Inoltre, ha aggiunto che la Bielorussia è stata trasformata in un campo di addestramento per i missili Oreshnik e utilizzata come strumento per esercitare pressioni sull’Europa.
Nel suo appello, Zelensky ha invitato i Paesi europei a non allentare la pressione su Mosca, ma anche a mantenere una linea dura nei confronti di Minsk, considerata ormai un attore complice nella guerra russa contro l’Ucraina. Questa posizione si inserisce nel quadro della crescente tensione tra Occidente, Ucraina, Russia e Bielorussia, con quest’ultima sempre più isolata e dipendente da Mosca.
La situazione geopolitica e la posizione europea
Il conflitto russo-ucraino, iniziato il 24 febbraio 2022 con l’invasione su vasta scala del territorio ucraino, continua a rappresentare una delle crisi più gravi per la sicurezza europea. La Bielorussia, pur non entrando direttamente in guerra, svolge un ruolo strategico per la Russia, fornendo basi e supporto logistico. Lukašenko, presidente della Bielorussia dal 1994, mantiene un forte legame politico e militare con Mosca, nonostante alcune tensioni storiche tra i due Paesi.
L’appello di Zelensky arriva mentre l’Europa è chiamata a rafforzare le proprie difese e a valutare nuove misure di sostegno all’Ucraina, anche in vista di un possibile dispiegamento di forze di pace internazionali. La posizione di Minsk viene ora messa sotto la lente di ingrandimento, considerata non più un attore neutrale ma un alleato attivo della Russia nella pressione sulla regione e sull’Europa.





