Tel Aviv, 23 gennaio 2026 – Domani è previsto un importante incontro diplomatico in Israele che vedrà protagonisti gli inviati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, con il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. Le discussioni si concentreranno su questioni cruciali per la stabilità della regione, in particolare sull’apertura del valico di Rafah e sull’avvio della ricostruzione della Striscia di Gaza.
Obiettivi dell’incontro tra Witkoff, Kushner e Netanyahu
L’incontro di domani è frutto di settimane di intensi negoziati tra le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese. Witkoff e Kushner, incaricati direttamente dal presidente Trump, sono attesi in Israele per trattare il rilascio degli ostaggi ancora detenuti a Gaza e per facilitare l’apertura del valico di Rafah, punto fondamentale per l’ingresso degli aiuti umanitari e per la ripresa delle attività nella Striscia.
Secondo quanto riferito da fonti vicine alla Casa Bianca e ai media israeliani, l’amministrazione americana chiederà a Netanyahu di consentire la riapertura del valico prima che Hamas consegni il corpo dell’ultimo ostaggio israeliano ancora trattenuto. Gli Stati Uniti hanno garantito che faranno ogni sforzo per assicurare il ritorno degli ostaggi e per sostenere un accordo di pace duraturo.
Il contesto della mediazione e la strategia americana
Il presidente Trump, che ha seguito da vicino le trattative, ha messo al centro della sua politica estera la gestione del conflitto in Medio Oriente, auspicando che l’intesa sulla fase 2 del piano di pace per Gaza possa rappresentare un passo verso una pace stabile. Gli Stati Uniti hanno inoltre predisposto l’istituzione di un centro di coordinamento civile-militare in Israele per facilitare il flusso di aiuti umanitari a Gaza, e hanno annunciato l’invio di 200 militari per monitorare il cessate il fuoco.
Nel frattempo, la pressione internazionale si mantiene alta per garantire il rispetto degli impegni assunti e per evitare una nuova escalation nella regione, mentre Hamas ha manifestato una crescente disponibilità a collaborare, vedendo ormai gli ostaggi più come un peso che come una risorsa politica.






