L’Avana, 22 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, puntano con decisione a un cambio di regime a Cuba entro la fine dell’anno, sfruttando la fragilità politica ed economica dell’isola caraibica, storica alleata del Venezuela. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti interne all’amministrazione statunitense, secondo cui la crisi economica cubana è ormai al collasso e il governo di Miguel Díaz-Canel appare vulnerabile dopo la caduta del presidente venezuelano Nicolás Maduro.

Strategia americana verso Cuba: pressione e ricerca di alleati interni
Secondo quanto riferito, l’amministrazione Trump è alla ricerca di figure all’interno del governo cubano pronte a collaborare per un accordo che possa portare all’estromissione del regime comunista. Sebbene non esista ancora un piano concreto per la gestione del processo, i funzionari statunitensi vedono nella cattura di Maduro e nelle concessioni imposte ai suoi alleati un monito rivolto all’Avana.
José Daniel Ferrer, coordinatore dell’Unione patriottica di Cuba (Unpacu) e attivista esiliato negli Stati Uniti, ha dichiarato all’agenzia Efe che l’amministrazione Trump potrebbe forzare una transizione politica a Cuba, adottando una strategia simile a quella utilizzata in Venezuela. Ferrer non esclude che un cambiamento possa avvenire dall’interno, ma sottolinea che un eventuale intervento esterno potrebbe rappresentare l’ultima risorsa qualora il governo cubano si trovi senza alternative.
La crisi cubana: collasso economico e repressione interna
L’isola sta affrontando una profonda crisi economica, aggravata da carenze di carburante, continui blackout energetici e un’inflazione galoppante che mette a dura prova la popolazione. L’economia cubana, un tempo sostenuta dagli aiuti venezuelani, ha subito un duro colpo dopo il crollo del regime di Maduro, lasciando Cuba quasi isolata e in difficoltà.
Inoltre, il regime intensifica il controllo repressivo, come dimostra il recente arresto del giornalista indipendente Henry Constantin a Camagüey, trattenuto per circa un’ora. Il Primo rapporto integrale sulla Vigilanza digitale a Cuba, elaborato dalla ong Prisoners Defenders, documenta il crescente controllo statale sulle comunicazioni e la società civile.
In questo contesto, gli Stati Uniti sembrano intenzionati a sfruttare la debolezza del governo cubano per promuovere un cambiamento radicale, anche se al momento non emergono dettagli su un piano operativo specifico.






