Damasco, 7 gennaio 2026 – L’iniziativa degli Stati Uniti per promuovere una distensione stabile tra Siria e Israele sta assumendo nuova linfa con recenti sviluppi diplomatici e proposte concrete di cooperazione. L’obiettivo è mettere fine a una conflittualità che, da decenni, rappresenta un elemento di instabilità nel Medio Oriente, complicando l’agenda strategica di Washington e le delicate relazioni con alleati regionali come la Turchia.
I colloqui di Parigi e il ruolo degli Stati Uniti
Nella capitale francese, il 6 gennaio 2026, si è svolto un importante incontro tra delegazioni siriana e israeliana, mediato dagli emissari statunitensi. Da parte siriana ha partecipato un rappresentante vicino al presidente Ahmad al-Sharaa, mentre per Israele erano presenti funzionari del governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu. La ripresa di questi dialoghi, i primi dopo due mesi, è stata caldeggiata dagli Stati Uniti, in particolare dal presidente Donald Trump, che nei mesi scorsi ha spinto Tel Aviv a impiegare maggiore flessibilità nei negoziati.
L’inviato americano per la Siria, Tom Barrack, insieme ai consiglieri Steve Witkoff e Jared Kushner, ha giocato un ruolo chiave nell’organizzazione degli incontri, che si sono svolti paralleli al vertice dei “Volenterosi” sull’Ucraina. La strategia di Washington si concentra sull’instaurazione di un patto di sicurezza che preveda la smilitarizzazione della Siria meridionale e il progressivo ritiro israeliano dalle aree occupate dopo il 2024, in particolare quelle che furono controllate dal regime di Bashar al-Assad.
Prospettive di una zona demilitarizzata e scambi economici
La proposta avanzata dagli Stati Uniti mira a preservare la sovranità israeliana sulle Alture del Golan, una regione araba appartenente alla Siria invasa da Tel Aviv nel 1967 e riconosciuta da Trump come territorio legittimamente israeliano dal 2019, ma al tempo stesso offre a Damasco una serie di incentivi economici che potrebbero agevolare il ritorno al dialogo. Tra questi, la creazione di una zona demilitarizzata nel Sud della Siria, attualmente una “zona cuscinetto” sotto controllo israeliano, e lo sviluppo di progetti congiunti in ambito industriale e turistico.
Questa iniziativa prevede investimenti congiunti volti a rilanciare l’economia siriana nelle aree più colpite dal conflitto, una mossa che potrebbe contribuire a stabilizzare un territorio ancora fragile e a favorire una distensione duratura tra i due Paesi.
Le difficoltà di una pacificazione regionale
Nonostante l’impegno diplomatico, la strada verso un accordo definitivo resta complessa. Israele mantiene una diffidenza profonda nei confronti del governo di al-Sharaa, soprattutto dopo i ripetuti raid contro Damasco e le truppe siriane nel Sud del Paese. Inoltre, Israele è preoccupata dall’espansione del controllo siriano, soprattutto nelle aree abitate dalle minoranze druse, e teme che qualsiasi concessione possa indebolire la sua posizione strategica.
Dall’altra parte, il presidente siriano, sostenuto anche politicamente dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, cerca di consolidare l’unità nazionale e di integrare le minoranze nel nuovo assetto statale. Per Ankara, la Siria rappresenta un fondamentale avamposto nel Levante e un mezzo per esercitare pressione su Israele, complicando ulteriormente gli equilibri regionali.
La visione strategica degli Stati Uniti
Donald Trump ha definito la Siria una “camera di compensazione” indispensabile per ricucire le fratture tra Israele e Turchia, due alleati chiave in Medio Oriente ma oggi in forte rotta di collisione. L’intento di Washington è evitare che una crisi siriana possa sgretolare il fragile fronte regionale contro l’espansione iraniana e la presenza di potenze ostili come la Russia.
Durante l’incontro a Mar-a-Lago, Trump ha esortato Netanyahu a negoziare in modo pragmatico, mettendo in guardia Israele dal destabilizzare ulteriormente la Siria. Nel dicembre scorso, infatti, l’IDF israeliana aveva ingaggiato combattimenti nel Sud siriano contro gruppi armati, episodio che ha acceso nuovamente le tensioni. Trump ha espresso soddisfazione per la leadership di al-Sharaa, che ha ricevuto un invito alla Casa Bianca e la cancellazione di alcune sanzioni, segnale di un’apertura verso Damasco.
Washington punta quindi a un accordo bilaterale temporaneo che eviti di affrontare immediatamente la questione controversa delle Alture del Golan, permetta a Damasco di non aderire agli Accordi di Abramo non irritando la Turchia, garantendo così una riduzione delle tensioni lungo il Giordano e lo Yarmuk.






