Washington, 14 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti hanno annunciato una nuova stretta sulle richieste di visto provenienti da 75 paesi, fra cui figurano nazioni come Somalia, Russia, Afghanistan, Brasile, Iran, Iraq, Egitto, Nigeria, Thailandia e Yemen. La misura è stata comunicata dal Dipartimento di Stato americano e ripresa da Fox News, che ha ottenuto una comunicazione interna indirizzata ai funzionari consolari statunitensi.
Visti USA: sospensione temporanea delle richieste per 75 Paesi
Secondo la nota interna, l’elaborazione di tutte le richieste di visto provenienti da questi Paesi è stata sospesa in attesa di ulteriori verifiche. Ai funzionari consolari è stato ordinato di rifiutare le domande di visto provenienti da questi Stati, una decisione che rappresenta un’ulteriore inasprimento delle politiche migratorie statunitensi. La misura è stata adottata dall’amministrazione del presidente Donald Trump, consolidando una linea dura in materia di sicurezza nazionale e immigrazione.
La lista dei Paesi coinvolti include nazioni con situazioni geopolitiche delicate o con tassi di immigrazione storicamente elevati verso gli Stati Uniti, come l’Iran e la Russia, due fra i principali attori globali con cui Washington mantiene rapporti complessi. Anche paesi africani e asiatici, come la Somalia, la Nigeria, la Thailandia e lo Yemen, sono stati inseriti in questo blocco temporaneo.
Implicazioni per la politica migratoria americana
Questa decisione si inserisce nel quadro delle politiche protezionistiche e di sicurezza adottate dall’amministrazione Trump, che già in passato aveva promosso restrizioni sui visti per paesi a maggioranza musulmana e altre aree considerate a rischio. Il blocco interessa sia visti turistici che di lavoro o residenza, creando un impatto significativo sui cittadini dei Paesi coinvolti e sulle relazioni diplomatiche con gli stessi.
Il Dipartimento di Stato ha precisato che la sospensione è in vigore “fino a nuova comunicazione”, lasciando aperta la possibilità di revoca o revisione a seguito delle verifiche in corso. Nel frattempo, le ambasciate e i consolati statunitensi sono chiamati a fare rispettare questa direttiva in modo rigoroso.
