Washington, 1 febbraio 2026 – Il capo di Stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane (IDF), il tenente generale Eyal Zamir, ha svolto una visita di due giorni a Washington per incontri ad alto livello con i vertici militari statunitensi, focalizzati sulla crescente tensione con l’Iran. Le trattative sono state finalizzate al coordinamento degli accordi di difesa tra Israele e Stati Uniti, alla luce di un possibile attacco americano contro il regime di Teheran.
Colloqui strategici tra Israele e Stati Uniti sull’Iran
Durante la sua permanenza nella capitale americana, Zamir ha incontrato il generale Dan Caine, Capo di Stato Maggiore congiunto degli Stati Uniti, e altri alti ufficiali militari. Le discussioni hanno riguardato i potenziali scenari derivanti dalle crescenti tensioni tra Washington e Teheran, nonché le relative implicazioni regionali e operative. La visita segue quella del capo dell’intelligence militare israeliana, Shlomi Binder, che la settimana scorsa si era recato a Washington per colloqui analoghi.
Questi incontri avvengono in un contesto di intensificazione del conflitto tra Israele e Iran, segnato da attacchi e rappresaglie militari che hanno coinvolto entrambe le parti, con un significativo impatto sulle popolazioni civili e un rischio crescente di escalation regionale.
L’avvertimento di Khamenei e la situazione in Medio Oriente
Parallelamente, la guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha lanciato un severo avvertimento in occasione dell’anniversario della Rivoluzione Islamica, ribadendo che un attacco statunitense contro l’Iran provocherebbe inevitabilmente una guerra regionale. Khamenei ha sottolineato che, pur non avendo intenzione di attaccare altri Paesi, l’Iran risponderà con forza a qualsiasi aggressione.
Queste dichiarazioni si inseriscono in un clima di forte tensione diplomatico-militare in Medio Oriente, dove la comunità internazionale continua a monitorare con attenzione gli sviluppi, mentre l’Unione Europea e altri attori globali spingono per una soluzione negoziata della crisi.
Il generale Zamir, con una lunga esperienza in ruoli chiave delle IDF e nel coordinamento della sicurezza nazionale israeliana, si conferma figura centrale nella gestione delle complesse dinamiche di questo delicato equilibrio regionale.
Media: Turchia possibile mediatore tra USA e Iran
Secondo quanto riportato dall’Haaretz, la minaccia di un attacco statunitense contro l’Iran potrebbe essere rimandata in attesa di un nuovo tentativo diplomatico guidato dalla Turchia. In assenza di una giustificazione immediata per un intervento militare, l’amministrazione americana potrebbe riconoscere alla Turchia il merito di aver facilitato una soluzione alla crisi, considerando il Paese un mediatore più efficace rispetto all’Arabia Saudita.
Un alto funzionario turco, citato da Haaretz, ha rivelato che Istanbul potrebbe proporre il trasferimento in Turchia di uranio arricchito dall’Iran, con l’impegno di non restituirlo mai a Teheran. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan mantiene frequenti contatti sia con il presidente Usa Donald Trump sia con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Inoltre, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha tenuto un incontro con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi a Istanbul, rafforzando il ruolo turco nella mediazione. Erdoğan ha persino offerto di ospitare un incontro in videoconferenza con Trump e Pezeshkian, sebbene tale evento appaia ancora improbabile.
Fonti turche indicano che Erdoğan avrebbe suggerito a Trump di suddividere le trattative con l’Iran in vari capitoli, affrontandoli singolarmente anziché complessivamente. In particolare, sul tema nucleare, la proposta turca prevede il trasferimento di circa 440 kg di uranio arricchito al 60% in Turchia, con la garanzia che non sarà mai restituito a Teheran.
Media: “Nessun attacco imminente”
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e ripreso da Haaretz, gli Stati Uniti non hanno in programma attacchi imminenti contro l’Iran, ma stanno spostando sistemi avanzati di difesa aerea nella regione per proteggere Israele, le basi statunitensi e gli alleati regionali da potenziali ritorsioni di Teheran. Il Pentagono predispone ulteriori batterie di missili Thaad e Patriot nel Medio Oriente, in particolare nell’area del Golfo, per garantire una copertura difensiva completa.
Fonti statunitensi hanno inoltre riferito che il presidente Donald Trump potrebbe ordinare attacchi aerei limitati in tempi brevi, ma ha anche richiesto al Pentagono di preparare un’operazione più decisiva, che potrebbe però scatenare una risposta iraniana di ampia portata. In questo scenario, la necessità di rafforzare le difese aeree in tutta la regione diventa cruciale per evitare un’escalation incontrollata.






