Roma, 22 gennaio 2026 – Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, ha annunciato che il primo incontro trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti si terrà domani e dopodomani negli Emirati Arabi Uniti. Lo ha riferito rispondendo a una domanda durante il Forum di Davos.
Un incontro cruciale per la pace in Ucraina
Il presidente ucraino ha espresso la speranza che gli Emirati Arabi Uniti siano stati adeguatamente informati dell’importanza di questo vertice. Zelensky ha sottolineato che, a volte, gli Stati Uniti sorprendono Kiev con decisioni impreviste, ma ha definito l’incontro odierno con il presidente americano Donald Trump positivo, rivelando che i documenti per porre fine al conflitto sono quasi pronti. “L’Ucraina sta lavorando con assoluta onestà,” ha dichiarato Zelensky, aggiungendo che è necessario che la Russia sia pronta a mettere fine alla guerra.
L’incontro trilaterale rappresenta un tentativo significativo di avviare un dialogo diretto tra le parti in causa, nonostante le notevoli difficoltà e le tensioni ancora presenti sul terreno. Zelensky ha ribadito la necessità di un impegno politico concreto, soprattutto da parte della Russia, per arrivare a una soluzione pacifica.
Raggiunto un accordo sulle garanzie di sicurezza
In seguito all’incontro con Donald Trump, Zelensky ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con il presidente degli Stati Uniti sulle garanzie di sicurezza. Resta invece “ancora irrisolta” la questione dei territori dell’est dell’Ucraina.
“Le garanzie di sicurezza sono pronte”, ha dichiarato Zelensky, aggiungendo che “il documento deve essere firmato dalle parti, dai presidenti, e poi passerà ai parlamenti nazionali”. Adesso “tutto ruota attorno alla parte orientale del nostro Paese. Tutto ruota attorno ai territori. Questo è il problema che non abbiamo ancora risolto”.
La posizione critica di Zelensky verso l’Europa
Durante il suo discorso a Davos, Zelensky ha espresso un giudizio severo nei confronti dell’Europa, accusandola di essere divisa e confusa di fronte alle dinamiche internazionali, in particolare rispetto all’atteggiamento di Donald Trump. Ha raccontato come a Kiev venga consigliato di evitare di parlare apertamente di alcune armi, come i missili Tomahawk e Taurus, per non compromettere le relazioni con gli Stati Uniti e con alcune nazioni europee.
“Non dovremmo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze condita con i nemici dell’Europa,” ha detto Zelensky, sottolineando che un’Europa unita sarebbe invincibile e potrebbe giocare un ruolo di primo piano a livello globale, non limitandosi a reagire ma definendo il futuro.
Inoltre, il presidente ucraino ha lamentato la mancanza di volontà politica da parte dell’Unione Europea di utilizzare i beni russi congelati per sostenere la difesa ucraina. Nonostante il congelamento delle risorse russe fosse stato accolto, la loro messa a disposizione per Kiev è stata bloccata. Zelensky ha inoltre denunciato l’assenza di progressi concreti per istituire un tribunale internazionale per i crimini di guerra russi, indicando che si tratta di una questione di tempo o di volontà politica.
“Maduro è davanti a un tribunale a New York, Putin no”
Zelensky ha fatto un confronto con quanto avvenuto in Venezuela. “Donald Trump ha portato avanti un’operazione e Maduro è stato arrestato. Ci sono state valutazioni diverse, ma resta un fatto: Maduro oggi è davanti a un tribunale di New York. Putin, invece, no”, ha affermato, ricordando che l’invasione dell’Ucraina è ormai entrata nel suo quarto anno, la più grave guerra in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Secondo il leader ucraino, il presidente russo non solo non è stato fermato, ma avrebbe addirittura ottenuto risultati concreti sul fronte degli asset russi, riuscendo a bloccare l’Europa e a evitare la confisca dei beni destinati al sostegno di Kiev.
Nel suo discorso, Zelensky ha ribadito più volte l’appello ai partner europei a prendere decisioni immediate. “Ve lo abbiamo detto in più occasioni: agite ora”, ha insistito, collegando questa esitazione anche ad altri scenari internazionali. Riferendosi alle proteste in Iran, ha avvertito che il mancato sostegno a chi lotta per la libertà produce conseguenze che tendono a ripetersi e sono sempre negative.
Un esempio, secondo Zelensky, è rappresentato dalla Bielorussia del 2020: “Nessuno ha aiutato il popolo bielorusso e oggi i missili russi Oreshnik sono dispiegati nel Paese, a distanza di tiro dalla maggior parte delle capitali europee”. Una situazione che, a suo dire, non si sarebbe verificata se le proteste di allora avessero avuto successo. Anche su questo fronte, il presidente ucraino ha ricordato di aver sollecitato più volte l’Europa a intervenire contro il dispiegamento dei missili in Bielorussia, rimarcando che le armi non sono mai una semplice esibizione simbolica. Nonostante ciò, ha aggiunto, il continente resta bloccato in una sorta di “modalità Groenlandia”, rinviando le decisioni, forse in attesa che qualcuno, prima o poi, faccia il primo passo.
Zelensky a Davos: “L’Europa deve rafforzare le proprie forze armate”
Durante il suo intervento a Davos, Zelensky ha sottolineato come l’Europa continui a dipendere eccessivamente dagli Stati Uniti per la propria sicurezza. “L’Europa ha bisogno di forze armate unificate, capaci di difenderla concretamente oggi”, ha affermato, invitando i leader europei a non affidarsi esclusivamente alla promessa di intervento della Nato.
Secondo Zelensky, l’alleanza esiste principalmente perché gli Stati Uniti garantiscono il supporto in caso di crisi. “Ma se gli Usa non intervenissero?”, ha ammonito, evidenziando come questa preoccupazione sia costantemente presente nella mente di molti leader del continente.
L’incontro di Zelensky con Trump
L’incontro di Zelensky con Donald Trump, previsto per lunedì alla Casa Bianca, è considerato delicato. Secondo fonti aggiornate, Trump avrebbe riferito di aver sostenuto un piano di pace che prevede la cessione del Donbass alla Russia come condizione per un accordo complessivo, posizione che Zelensky, pur contrario alla cessione territoriale, è disposto a discutere in un dialogo diretto con Trump e Putin.
Questa evoluzione riflette le complesse dinamiche diplomatiche in corso. Zelensky ha osservato che, mentre gli Stati Uniti sembrano più aperti a trattative che coinvolgano concessioni territoriali, l’Europa mantiene una linea di fermezza e di sostegno militare a Kiev, pronta a proseguire con ulteriori sanzioni se il conflitto non si fermerà.
Zelensky ha inoltre evidenziato come la Russia continui ad accumulare forze in alcune zone del fronte e ad attaccare con droni da combattimento, rifiutandosi di accettare la pace. Ha promesso risposte asimmetriche per far sentire alla Russia le conseguenze della sua aggressività.
Il presidente ucraino ha infine ricordato la necessità di garanzie di sicurezza, ringraziando i partner internazionali ma sottolineando che serve una “luce verde” da parte degli Stati Uniti per procedere.
Zelensky: “I leader aspettano che gli Usa si calmino sulla Groenlandia”
Zelensky ha osservato che l’attenzione internazionale si è recentemente spostata sulla Groenlandia, sottolineando come tra i leader mondiali prevalga ancora l’incertezza. A suo avviso, molti governi sembrano attendere che gli Stati Uniti ridimensionino la propria posizione sul tema, nella speranza che la questione si esaurisca da sola.
Infine, Zelensky ha toccato il tema del rapporto con Washington, evidenziando come gli Stati Uniti stiano modificando la propria linea, ma in modo ancora poco chiaro. «Nessuno sa esattamente in che direzione», ha detto, osservando che gli eventi si susseguono a ritmo accelerato e interrogandosi sulla capacità dell’Europa di tenere il passo. Le sfide attuali, ha concluso, non riguardano solo la sicurezza, ma mettono in discussione l’intero stile di vita europeo.
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