Riad, 23 febbraio 2026 – Un gruppo di circa venti Paesi a maggioranza musulmana, insieme a diverse nazioni europee, ha espresso una netta condanna nei confronti delle recenti azioni intraprese da Israele in Cisgiordania, territorio conteso e da lungo tempo al centro del conflitto israelo-palestinese. In una dichiarazione congiunta diffusa oggi, questi Stati hanno definito tali azioni come tentativi di una “annessione di fatto” del territorio palestinese, un atto che mina la possibilità di realizzare uno Stato palestinese indipendente e compromette la prospettiva di una soluzione basata su due Stati.
La situazione della Cisgiordania
Al centro delle critiche vi è la decisione di Israele di riclassificare circa 45 ettari di terra in Cisgiordania come “terra di Stato” israeliano, accelerando contestualmente la costruzione di insediamenti considerati illegali dalla comunità internazionale. Secondo i firmatari della dichiarazione, queste iniziative rientrano in una “chiara traiettoria” volta a modificare la realtà sul campo, con l’obiettivo di consolidare il controllo israeliano su aree strategiche della Cisgiordania.
Tali mosse sono state definite un “attacco deliberato e diretto alla sostenibilità dello Stato palestinese” e un ostacolo significativo alla realizzazione della soluzione dei due Stati, modello riconosciuto a livello internazionale per porre fine al conflitto. La riclassificazione e l’espansione degli insediamenti rappresentano, secondo gli osservatori, un tentativo di modificare i confini de facto, rendendo più difficile ogni futuro accordo di pace.
Reazioni internazionali
Negli ultimi mesi, Israele ha intensificato le operazioni militari e ha rafforzato il proprio controllo sulla Cisgiordania, con conseguenze pesanti sulla vita quotidiana della popolazione palestinese, tra restrizioni ai movimenti e aumento degli scontri.
Gli Emirati Arabi Uniti, tra i Paesi firmatari, hanno ribadito che qualsiasi mossa israeliana verso l’annessione rappresenterebbe una “linea rossa” per Abu Dhabi, compromettendo gli Accordi di Abramo che avevano aperto la strada a una normalizzazione delle relazioni tra Israele e alcuni Stati arabi. Nel contempo, l’Unione Europea e altre potenze occidentali hanno manifestato preoccupazione per il deterioramento della situazione e per l’impatto che queste politiche potrebbero avere sul processo di pace.
Il quadro resta quindi estremamente complesso e delicato, con la comunità internazionale che segue con attenzione gli sviluppi in Cisgiordania e nel più ampio contesto mediorientale, dove la ricerca di una pace duratura appare ancora lontana.






