Caracas, 6 gennaio 2026 – Il governo del Venezuela ha intensificato drasticamente le misure repressive a seguito dell’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, evento senza precedenti nella storia recente del Paese. La notizia è stata riportata dal Financial Times e confermata da fonti locali e internazionali.
I giornalisti arrestati in Venezuela
Secondo quanto riferito, nella capitale del Venezuela sono stati schierati gruppi paramilitari armati, noti come colectivos, in risposta allo stato di emergenza dichiarato dal governo. Queste milizie, in gran parte sotto il controllo del ministro degli Interni Diosdado Cabello, rappresentante della fazione più dura del regime, hanno il compito di reprimere qualsiasi forma di dissenso o manifestazione favorevole alla rimozione di Maduro.
Le autorità hanno anche proceduto al fermo di almeno 14 giornalisti e operatori dei media, di cui 11 provenienti da testate straniere, trattenuti per diverse ore prima di essere rilasciati. Un attivista per i diritti umani ha denunciato un aumento significativo della repressione, con controlli sui telefoni cellulari per individuare contenuti sospetti di sostegno agli Stati Uniti e con posti di blocco eretti in tutta Caracas.
Reazioni internazionali e diritti umani
La portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Ravina Shamdasani, ha espresso profonda preoccupazione per la situazione in Venezuela. Ha sottolineato che lo stato di emergenza comporta restrizioni severe, quali la limitazione della libera circolazione, il sequestro di beni e la sospensione del diritto di riunione e di protesta, misure che rischiano di aggravare ulteriormente la crisi dei diritti umani nel Paese.
La cattura di Maduro, accusato dagli Stati Uniti di narco-terrorismo e traffico di droga, ha scatenato una crisi politica e sociale che coinvolge la diaspora venezuelana, in particolare in Spagna, e riapre il dibattito sulle ingerenze statunitensi nella politica estera, un tema con radici storiche profonde.
Nel frattempo, il Tribunale supremo di giustizia venezuelano ha nominato presidente ad interim Delcy Rodríguez, vicepresidente fino al giorno prima dell’operazione statunitense, mentre gli Stati Uniti, con dichiarazioni di Donald Trump, rivendicano il controllo sul Paese e la necessità di accedere alle risorse petrolifere venezuelane, alimentando tensioni con gli Stati confinanti come Colombia, Cuba e Messico.






