Caracas, 23 gennaio 2026 – Una nuova ondata di proteste scuote il Venezuela, con studenti universitari, familiari dei detenuti e organizzazioni per i diritti umani che si sono radunati in diverse piazze e campus universitari del Paese per chiedere la liberazione dei prigionieri politici ancora rinchiusi. La manifestazione coincide con l’anniversario del 23 gennaio, data simbolica che ricorda la caduta della dittatura di Marcos Pérez Jiménez nel 1958 e l’inizio di una stagione democratica nel Paese.
Proteste studentesche e appelli per la liberazione
A Caracas, gli studenti dell’Universidad Central de Venezuela (Ucv) si sono riuniti pacificamente nella Plaza del Rectorado, esponendo cartelli e fotografie che rappresentano alcuni degli oltre 900 prigionieri politici denunciati dalle organizzazioni non governative. I manifestanti hanno chiesto il rilascio “immediato e senza condizioni” dei detenuti, denunciando le condizioni di detenzione “disumane” e la mancanza di trasparenza nelle procedure giudiziarie. Le proteste si sono svolte anche in altri atenei come l’Università Cattolica Andrés Bello (Ucab), dove sono stati ricordati luoghi di repressione come La Rotunda, La Guasina ed El Helicoide, simboli delle violenze durante il governo di Nicolás Maduro.
Il sostegno alle richieste è arrivato anche da figure politiche come Edmundo González Urrutia, leader dell’opposizione, che ha sottolineato l’importanza di non normalizzare l’autoritarismo e di continuare la lotta per costruire una vera democrazia.
Situazione in Venezuela
Parallelamente, la stessa giornata ha visto commemorazioni anche da parte del Partito Socialista Unido de Venezuela (Psuv), che ha celebrato la caduta di Pérez Jiménez chiedendo la liberazione dell’ex presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, catturati dagli Stati Uniti il 3 gennaio scorso durante l’operazione militare denominata “Absolute Resolve”.
Inoltre, è emersa la denuncia dell’arresto arbitrario di 16 minorenni a Barcelona, nel contesto di una repressione crescente contro chi manifesta contro il regime chavista. Questi ragazzi, accusati di associazione per delinquere e tradimento della patria per aver festeggiato la cattura di Maduro, sono stati detenuti in condizioni giudicate precarie da organizzazioni per i diritti umani.
Infine, la liberazione recente dei connazionali italiani Alberto Trentini e Mario Burlò, dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela, rappresenta un segnale importante. Tuttavia, rimangono ancora 42 detenuti con doppia cittadinanza italo-venezuelana, di cui 24 politici, che attendono il loro rilascio, come confermato dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Le tensioni politiche e sociali in Venezuela continuano dunque a caratterizzare un quadro di forte instabilità e repressione.




