Caracas, 4 gennaio 2026 – Amnesty International lancia un allarme urgente sulla situazione dei diritti umani in Venezuela, evidenziando gravi rischi legati all’intervento militare degli Stati Uniti e alle conseguenze di una repressione interna che continua a colpire duramente la popolazione. L’azione statunitense, secondo l’organizzazione, costituisce una probabile violazione del diritto internazionale e rischia di aggravare ulteriormente il quadro già drammatico nel Paese sudamericano.
Amnesty: “Grave escalation delle violazioni dei diritti umani in Venezuela”
Amnesty International denuncia che il rischio di un’ulteriore escalation delle violazioni dei diritti umani in Venezuela è estremamente elevato dopo l’intervento militare degli Stati Uniti, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores. L’organizzazione esorta Washington a rispettare il diritto internazionale, a garantire la protezione della popolazione civile e i diritti delle persone private della libertà. Parallelamente, Amnesty chiede al governo venezuelano di astenersi da ulteriori azioni repressive contro oppositori, difensori dei diritti umani e giornalisti, che negli ultimi anni sono stati oggetto di arresti arbitrari, tortura e maltrattamenti.

Nel 2024, le violazioni dei diritti umani in Venezuela hanno continuato a peggiorare, con un uso eccessivo della forza durante le proteste post-elettorali di luglio, in cui sono stati registrati almeno 24 morti, tra cui minorenni, e migliaia di arresti arbitrari, di cui molti riguardanti minori. Amnesty ricorda che molte di queste uccisioni potrebbero configurarsi come esecuzioni extragiudiziali e che la repressione ha coinvolto la Guardia Nazionale Bolivariana, la polizia e gruppi armati filogovernativi. Le condizioni nelle carceri sono drammatiche, con sovraffollamento, tortura e mancanza di assistenza medica.
Le reazioni internazionali alla cattura di Maduro
La cattura di Maduro ha suscitato reazioni contrastanti a livello globale. Il Primo Ministro svedese Ulf Kristersson ha salutato l’evento come la liberazione del popolo venezuelano dalla dittatura, pur sottolineando la necessità di rispettare il diritto internazionale e promuovere una transizione democratica pacifica. La ministra degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha ribadito che il rispetto della volontà popolare e una soluzione negoziata sono l’unica via per il ritorno alla democrazia.
Dall’altra parte, l’Iran ha condannato fermamente l’azione statunitense, definendola un “chiaro esempio di terrorismo di Stato”. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha espresso solidarietà al governo venezuelano, considerato legittimo, e ha promesso sostegno contro le politiche statunitensi, viste come un’aggressione alla sovranità nazionale.
Il raid degli Stati Uniti, culminato con la cattura di Maduro e della moglie, rappresenta un punto di rottura nelle già tese relazioni tra Washington e Caracas. L’amministrazione americana ha giustificato l’operazione con accuse di narco-terrorismo e traffico di droga rivolte al presidente venezuelano, mentre la comunità internazionale resta divisa tra chi auspica un cambiamento democratico e chi denuncia la violazione del diritto internazionale e della sovranità nazionale.
Nel frattempo, la crisi umanitaria in Venezuela si aggrava: secondo dati recenti, oltre 7,89 milioni di venezuelani sono fuggiti dal Paese, la povertà rimane altissima e l’accesso a beni essenziali come cibo, acqua e assistenza sanitaria è gravemente compromesso. Amnesty e altre organizzazioni internazionali continuano a monitorare la situazione, chiedendo il rispetto dei diritti fondamentali e la fine dell’impunità per le violazioni commesse.






