Washington DC, 19 febbraio 2026 – Continua la tensione diplomatica tra la Casa Bianca e la Santa Sede a proposito del mancato coinvolgimento del Vaticano nella prima riunione del Board of Peace, un organismo internazionale promosso dagli Stati Uniti per affrontare la crisi di Gaza. La portavoce statunitense Karoline Leavitt si è espressa oggi con durezza, definendo “profondamente spiacevole” il rifiuto vaticano, sottolineando che la pace dovrebbe essere un obiettivo condiviso e non un terreno di divisione politica.
Il dissenso vaticano sull’iniziativa del Board of Peace
Martedì scorso, il cardinale segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, aveva espresso riserve sull’evento, parlando di “punti critici che richiedono chiarimenti”. La Santa Sede, uno Stato della Città del Vaticano con forma di governo teocratica elettiva, guidato dal Pontefice Leone XIV, mantiene una posizione di osservatore permanente nell’ONU e privilegia la neutralità e il dialogo multilaterale, preferendo evitare iniziative percepite come parziali o politicamente orientate.
Il Vaticano, con i suoi 882 abitanti e un territorio di soli 0,44 km², riveste un ruolo simbolico e diplomatico globale di grande rilievo, e la sua mancata adesione al Board of Peace rappresenta un segnale politico significativo. La città-Stato, riconosciuta a livello internazionale dal 1929 con i Patti Lateranensi, continua a mantenere un approccio prudente nelle dinamiche internazionali, enfatizzando il valore della mediazione e della pace duratura.
Risposta e adesioni internazionali alla riunione
Dalla Casa Bianca, invece, si insiste sulla legittimità dell’organismo fondato dal presidente Donald Trump, che vede nel Board of Peace “un piano ambizioso e coraggioso per la ricostruzione di Gaza”. All’incontro di giovedì parteciperanno rappresentanti di oltre venti Paesi, con l’ultima adesione ufficiale della Germania, che invierà un funzionario ministeriale. L’Italia, pur non aderendo formalmente, ha annunciato la presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani come osservatore.
La Casa Bianca, storicamente simbolo del potere esecutivo degli Stati Uniti, situata a Washington DC, continua a promuovere iniziative unilaterali nel tentativo di influenzare la politica internazionale, mentre il Vaticano mantiene la sua posizione di attore neutrale e spirituale, riflettendo la sua lunga tradizione di monarchia assoluta elettiva e diplomazia globale.





