Washington, 26 marzo 2026 – Il vice presidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha riaffermato con fermezza la distruzione dell’esercito iraniano nel corso di una riunione del governo guidato dal presidente Donald Trump. In questo contesto, anche il segretario di Stato, Marco Rubio, ha definito l’Iran come uno Stato retto da “fanatici sciiti“, sottolineando la determinazione dell’amministrazione americana nel raggiungere tutti gli obiettivi prefissati all’inizio del conflitto, con la prospettiva di un mondo più sicuro.
La linea dura di Vance contro l’Iran e le opzioni militari disponibili
Nel corso di un intervento a New York, Vance ha dichiarato che gli USA dispongono di “altre opzioni militari” per fronteggiare l’Iran e ha sottolineato come, a differenza del passato, ora l’amministrazione possa utilizzare “ogni strumento a nostra disposizione” per garantire che l’Iran non acquisisca l’arma nucleare. Questa posizione si inserisce nel più ampio quadro di tensioni che hanno portato agli attacchi statunitensi contro tre siti nucleari iraniani, nell’ambito dell’operazione denominata “Martello di mezzanotte”.
L’attacco, annunciato dal presidente Trump il 22 giugno 2025, ha colpito i principali impianti di arricchimento dell’uranio a Natanz, Arak e Fordow, con bombe bunker-buster altamente distruttive. Tale azione rappresenta un’escalation significativa nella guerra tra Stati Uniti e Iran, già caratterizzata da attacchi missilistici israeliani e da una serie di risposte militari incrociate.
Reazioni internazionali e scenari futuri
Il segretario di Stato Rubio ha ribadito la disponibilità degli USA a dialogare con Teheran sul tema del nucleare civile, ma ha confermato che rimangono ferme le condizioni imposte dall’amministrazione Trump. Nel frattempo, la comunità internazionale manifesta preoccupazione per il rischio di un’escalation incontrollata, come evidenziato dal segretario generale dell’ONU Antonio Guterres.
Gli attacchi statunitensi e israeliani hanno provocato reazioni dure dall’Iran, che minaccia ripercussioni contro basi americane in Medio Oriente e oltre. Parallelamente, il presidente Trump ha espresso apprezzamento per la precisione e la forza militare dimostrata dai piloti coinvolti nei raid, e ha aperto alla possibilità di un cambio di regime a Teheran, una posizione finora mai dichiarata ufficialmente.
Le dinamiche di questa crisi vengono monitorate con attenzione a livello globale, mentre gli Stati Uniti ribadiscono la loro determinazione a impedire che l’Iran sviluppi capacità nucleari militari, confermando così una linea di politica estera fortemente intransigente e orientata alla sicurezza nazionale.






