New York, 22 gennaio 2026 – L’arresto di un bambino di cinque anni da parte degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) a Minneapolis ha scatenato un acceso dibattito negli Stati Uniti, polarizzando opinioni tra chi difende l’operato delle forze dell’ordine e chi denuncia un uso eccessivo della forza su minori. Il vicepresidente americano J.D. Vance è intervenuto in difesa degli agenti, sottolineando la complessità della situazione e la necessità di garantire la sicurezza.
Il caso di Minneapolis: un bambino di cinque anni trattenuto dall’Ice
Il 20 gennaio scorso, nella periferia di Minneapolis, nel distretto di Columbia Heights, un bambino di cinque anni, Liam Conejo Ramos, è stato fermato dagli agenti dell’Ice mentre tornava a casa da scuola insieme al padre, Adrian Alexander Conejo Arias, un immigrato clandestino proveniente dall’Ecuador. Secondo le ricostruzioni iniziali, il piccolo sarebbe stato utilizzato come “esca” per fermare il genitore, che alla vista degli agenti sarebbe fuggito nel vialetto di casa, abbandonando il figlio. Entrambi sono stati poi trasferiti in un centro di detenzione a San Antonio, Texas, a circa duemila chilometri da Minneapolis.
La foto del bambino, con indosso un berretto di lana blu e uno zainetto sulle spalle, circondato da agenti armati con il volto coperto, è diventata virale suscitando indignazione e shock in tutto il paese. Zena Stenvik, direttrice del distretto scolastico di Columbia Heights, ha definito inaccettabile l’arresto di un bimbo così piccolo, affermando: “Non potete dirmi che questo bambino verrà classificato come un criminale violento”.
Altri tre minori, sempre dello stesso distretto, sono stati fermati dagli agenti nelle stesse ore: due ragazzi di 17 anni e una bambina di 10 anni, alcuni dei quali presi con modalità ritenute invasive, come l’ingresso forzato nelle abitazioni o il fermo in auto. Questi episodi hanno acuito il clima di paura e protesta nelle comunità locali, già scosse dall’uccisione di Renée Good, una donna americana di 37 anni, avvenuta pochi giorni prima per mano di un agente dell’Ice.
La difesa di J.D. Vance e la posizione dell’Ice
Intervenuto pubblicamente sulla vicenda, il vicepresidente J.D. Vance, in carica dal 20 gennaio 2025, ha difeso l’operato degli agenti dell’Ice, affermando che questi stanno svolgendo un “lavoro incredibile”. Vance ha spiegato che il padre del bambino era fuggito dagli agenti e si è chiesto retoricamente: “Cosa avrebbero dovuto fare gli agenti? Lasciare il bambino morire dal freddo?”. Le sue parole riflettono la posizione del governo attuale, che sostiene un inasprimento delle politiche sull’immigrazione e il rafforzamento dei controlli interni al Paese.
Dall’altra parte, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha precisato che l’Ice non ha preso di mira il minore e che l’arresto è avvenuto solo dopo che il padre ha abbandonato il figlio nel tentativo di sfuggire alla cattura. In una nota ufficiale si legge che l’operazione mirava ad arrestare Adrian Alexander Conejo Arias, un immigrato clandestino già noto alle autorità e rilasciato in precedenza dall’amministrazione Biden. La custodia del bambino è stata garantita da uno degli agenti per la sua sicurezza.
Nonostante questa versione ufficiale, la vicenda ha acceso forti polemiche sull’operato dell’Ice, accusato di violare diritti umani e leggi sul trattamento dei minori, soprattutto in un contesto scolastico. La paura tra le famiglie della zona è palpabile: molti genitori hanno deciso di sorvegliare personalmente le scuole per tutelare i propri figli.
Per approfondire: ICE, cos’è e come funziona l’agenzia federale americana






