Budapest, 8 aprile 2026 – Il vicepresidente degli Stati Uniti, J. D. Vance, ha espresso il proprio disappunto nei confronti della leadership politica europea, giudicata poco interessata a risolvere la guerra in Ucraina. Nel corso di un intervento al Mathias Corvinus Collegium di Budapest, think tank vicino al governo di Viktor Orbán, Vance ha riconosciuto il sostegno di alcuni alleati europei, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni, ma ha sottolineato come il più significativo contributo sia venuto proprio dal primo ministro ungherese.
La delusione di Vance verso l’Unione Europea
JD Vance ha dichiarato: «Noi amiamo l’Europa e le sue culture, gli Stati Uniti sono in fondo una ‘nazione figlia’ del continente europeo, ma siamo rimasti delusi da molta leadership politica europea, che non sembra davvero interessata a risolvere la guerra in Ucraina». In tale contesto, ha aggiunto, «abbiamo avuto aiuto da alcuni partner: Giorgia Meloni è stata molto utile, così come alcune capitali europee, almeno dietro le quinte». Tuttavia, «il più utile è stato Viktor Orbán, perché ci ha spinto a comprendere entrambe le parti».
Queste parole giungono in un momento di forte tensione politica in Europa, dove il premier ungherese Viktor Orbán si trova isolato per il suo veto al prestito europeo da 90 miliardi di euro destinato a Kiev, mossa che ha provocato dure reazioni, tra cui quella del cancelliere tedesco Friedrich Merz che ha parlato di «grave slealtà con conseguenze profonde».
Le minacce di Zelensky a Orbán
Nel medesimo intervento a Budapest, Vance ha condannato aspramente le recenti dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che avrebbe minacciato di inviare soldati alla residenza di Viktor Orbán a causa del veto ungherese sul prestito. «Fino a ieri non ero nemmeno a conoscenza del fatto che Zelensky avesse detto che avrebbe mandato soldati alla residenza del primo ministro Viktor Orbán per il veto posto al prestito Ue a Kiev», ha detto Vance. «Me lo ha detto Viktor, sono andato a verificare e quasi non riuscivo a crederci, ma è vero. È scandaloso». Il vicepresidente statunitense ha sottolineato che «non si dovrebbe mai avere un capo di governo o di Stato straniero che minaccia il leader di un Paese alleato. È assurdo, è inaccettabile».
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