Budapest, 5 aprile 2026 – A pochi giorni dalle elezioni politiche ungheresi del 12 aprile, si intensifica la tensione politica interna ed esterna attorno alla figura del premier Viktor Orbán. In questo clima arriva a Budapest il vicepresidente degli Stati Uniti, J. D. Vance, con l’obiettivo dichiarato di supportare la campagna elettorale di Orbán. Tuttavia, come sottolinea Peter Magyar, leader dell’opposizione ungherese, l’amministrazione americana sembra convinta della sconfitta imminente del partito Fidesz e, come afferma, “gli Stati Uniti non amano stare con i perdenti”.
La visita di J. D. Vance a Budapest: sostegno elettorale e implicazioni geopolitiche
Secondo Magyar, la missione di Vance non si limita al sostegno elettorale, ma potrebbe includere anche richieste di cooperazione militare da parte degli Stati Uniti. In particolare, durante la visita potrebbe essere avanzata una richiesta formale di supporto ungherese nel conflitto contro l’Iran. Questa ipotesi trova un precedente nella recente affermazione del vicepremier ungherese Gergely Gulyas, che ha dichiarato come il governo “prenderebbe in esame seriamente” una simile richiesta. L’opposizione, invece, chiede a Vance di chiarire che gli Stati Uniti non intendano coinvolgere l’Ungheria con truppe o mezzi militari in Iran, mentre sollecita Orbán a evitare accordi che possano compromettere la sicurezza nazionale o vincolare l’azione del governo successivo.
Il contesto internazionale e le tensioni in Europa
La visita di Vance si inserisce in un contesto internazionale segnato da una complessa crisi mediorientale e da crescenti tensioni europee. Gli Stati Uniti, guidati dal presidente Donald Trump e dal vicepresidente Vance, cercano una via d’uscita dal conflitto con l’Iran, negoziando attraverso mediatori come il Pakistan e la Turchia. Tuttavia, le trattative rimangono incerte, con l’Iran che non sembra disposto a cedere facilmente.
Parallelamente, Orbán si trova sempre più isolato in Europa per la sua posizione contraria al prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina, decisione che ha suscitato dure critiche da parte di leader come il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Nonostante ciò, Orbán continua a mantenere una linea dura e mette in scacco l’Unione Europea, sfruttando le tensioni energetiche derivanti dal blocco del petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba.






