Washington, 30 marzo 2026 – Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) continueranno a operare negli aeroporti statunitensi per garantire la sicurezza, almeno fino a quando gli agenti della Transportation Security Administration (TSA) non si sentiranno pienamente preparati a gestire autonomamente le operazioni di controllo. Lo ha dichiarato in un’intervista alla Cbs News Tom Homan, noto come lo “zar dei confini” dell’amministrazione Usa, confermando il ruolo di supporto che l’ICE continuerà a svolgere durante il prolungato shutdown federale.
Tra politica e realtà sociale: cosa ha messo in ginocchio la TSA
Lo shutdown, ormai al 45° giorno, è il più lungo nella storia americana e ha colpito duramente la TSA, lasciando migliaia di lavoratori senza stipendio e certezze. Senza soldi, molti agenti hanno scelto di lasciare o di assentarsi per malattia, indebolendo i controlli agli aeroporti. Il problema si fa ancora più urgente con l’aumento del traffico aereo in questa stagione. Trump ha destinato 7,5 miliardi di dollari a ICE, evitando che l’agenzia subisse lo stesso blocco, così da garantirne il funzionamento. Ma questa disparità ha scatenato malumori tra gli agenti TSA e ha aumentato la pressione sugli aeroporti.
La strada davanti: un equilibrio fragile tra sicurezza e crisi
L’aiuto di ICE negli aeroporti è un palliativo, non una soluzione definitiva. Gli agenti ICE copriranno temporaneamente il vuoto finché la TSA non potrà tornare a lavorare con il personale e gli stipendi normali. Intanto, il braccio di ferro politico rallenta il ritorno alla normalità. La sicurezza negli aeroporti americani resta in bilico, mentre cresce la pressione su governo e Congresso per trovare una via d’uscita rapida e concreta. Migliaia di passeggeri si ritrovano ad affrontare attese più lunghe e un clima di incertezza che rischia di peggiorare se la situazione non si sbloccherà presto.






