Milano, 29 gennaio 2026 – È atteso per domani, venerdì 30 gennaio, il rientro incontrollato in atmosfera di un significativo detrito spaziale, identificato come ZQ-3 R/B, il secondo stadio del razzo cinese Zhuque-3. L’oggetto, con una massa stimata di circa 11 tonnellate e una lunghezza di circa 12 metri, è stato lanciato il 3 dicembre 2025 dalla startup cinese LandSpace, specializzata in vettori spaziali a metano e ossigeno liquido.
Monitoraggio e traiettoria del detrito spaziale
Secondo le ultime analisi del programma europeo di sorveglianza e tracciamento spaziale (EU SST), il rientro del detrito è previsto intorno alle ore 12:04 ora italiana (11:04 UTC), con un margine di incertezza di circa sette ore. A causa dell’inclinazione orbitale di circa 57 gradi, il rientro potrebbe avvenire in una vasta fascia tra 57 gradi di latitudine nord e sud, che include gran parte degli oceani e delle terre emerse, come gli Stati Uniti e l’Europa centro-meridionale.
Gli esperti del Centro Operativo Italiano, che fornisce il servizio di analisi del rientro per l’UE SST, stanno lavorando per affinare la previsione di luogo e orario del rientro. Tuttavia, restano margini di incertezza dovuti alla natura incontrollata dell’oggetto. Il sistema di sensori della rete EU SST continua a monitorare costantemente la traiettoria, aggiornando le previsioni in tempo reale per fornire stime sempre più precise.
Il razzo Zhuque-3 e le caratteristiche del detrito
Il Zhuque-3 è un lanciatore cinese di nuova generazione, alto circa 66 metri e composto da due stadi, progettato per essere parzialmente riutilizzabile. Alimentato da motori a metano e ossigeno liquido, ha una massa al decollo di circa 550 tonnellate e una capacità di carico utile in orbita bassa terrestre di circa 10 tonnellate.
Il volo inaugurale del 3 dicembre 2025 si è concluso con successo nel raggiungimento dell’orbita, ma il tentativo di recupero del primo stadio è fallito a causa di un’anomalia durante la manovra di atterraggio che ha provocato l’incendio e la distruzione del booster. Il secondo stadio ha funzionato regolarmente, ma non è riuscito a mantenere una quota stabile, iniziando così un rientro incontrollato.
Secondo gli esperti dell’EU SST e Luciano Anselmo, ricercatore dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (Isti-Cnr), il secondo stadio è costituito in larga parte da acciaio, materiale che potrebbe permettere a parti del detrito di sopravvivere al rientro e raggiungere la superficie terrestre. La presenza di un carico fittizio, probabilmente rimasto agganciato al secondo stadio, contribuisce alla massa considerevole di circa 11 tonnellate dell’oggetto in rientro.
Le autorità continuano a monitorare la situazione per aggiornare in tempo reale i dati relativi a questo evento, che dimostra ancora una volta la complessità e i rischi connessi alla gestione dei detriti spaziali nell’orbita terrestre.




