Milano, 21 febbraio 2026 – Ukaleq Slettemark è stata ospite di STORIEUS., il nuovo format prodotto da Alanews e condotto da Andrea Eusebio. La giovane biatleta groenlandese, impegnata non solo nello sport ma anche nel dibattito politico e ambientale legato alla sua terra natale, ha raccontato la sua esperienza alle ultime Olimpiadi, gareggiando sotto la bandiera danese, e le sue posizioni critiche sul tentativo di Donald Trump di acquisire l’isola, che continuano a suscitare interesse e riflessioni.
Ukaleq Slettemark e la Groenlandia
Ukaleq Slettemark, 24 anni, è una delle poche atlete olimpiche nate in Groenlandia, territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca. Insieme al fratello Sondre, anch’egli biatleta, rappresenta una realtà sportiva ancora molto contenuta ma significativa per la visibilità internazionale dell’isola. Durante i Giochi Olimpici di Milano-Cortina, Ukaleq non si è limitata a essere una semplice atleta, ma è diventata una voce critica nei confronti delle tensioni geopolitiche legate alla Groenlandia, soprattutto in riferimento alle dichiarazioni aggressive di Donald Trump, che aveva ipotizzato un’acquisizione militare dell’isola.
“Trump è un folle – ha dichiarato Ukaleq a STORIEUS – sfrutta la nostra voglia di indipendenza per i suoi scopi. La Groenlandia è un luogo meraviglioso, con una natura unica che rischia di essere compromessa da interventi esterni.” La sua posizione riflette la preoccupazione di molti groenlandesi che vedono nella crescente attenzione internazionale una minaccia, ma anche un’opportunità per far conoscere la loro cultura e le loro aspirazioni.
Il sogno dell’indipendenza e le sfide interne
La Groenlandia vive da decenni una delicata discussione politica sulla propria autonomia e la possibilità di diventare uno Stato indipendente. Ukaleq sottolinea come questo dibattito sia complesso e ancora lontano da una soluzione concreta: “Vorremmo essere indipendenti, ma ci sono molte questioni da risolvere. Non possiamo permetterci di accelerare i tempi senza una strategia chiara.” Il timore è che influenze esterne, come quelle di Trump, possano alimentare divisioni e rendere l’isola un bersaglio più vulnerabile sul piano internazionale.
L’atleta evidenzia inoltre come la sua esperienza personale e familiare sia fondamentale per affrontare questo contesto: “La mia famiglia è il mio sostegno principale. In Groenlandia non abbiamo una grande squadra sportiva, siamo quasi solo noi.” Questa dimensione privata si intreccia con quella pubblica, in cui Ukaleq si fa portavoce di una causa più ampia.
Cambiamento climatico e impegno sociale
Un altro aspetto centrale dell’identità di Ukaleq Slettemark è l’attenzione al cambiamento climatico, fenomeno particolarmente visibile in Groenlandia. Il padre di Ukaleq, geologo, ha da tempo sensibilizzato la famiglia sui rischi ambientali, e oggi l’atleta stessa usa la propria fama per diffondere consapevolezza. “Vediamo con i nostri occhi come l’inverno si accorci e la neve diventi sempre più rara. Nel biathlon, questo si traduce in condizioni di gara sempre più difficili.”
Ukaleq ha scelto di utilizzare i social media per parlare di ambiente, consapevole dei rischi anche sul piano professionale: “Ho rischiato di perdere sponsor, ma spero di costruire partnership più solide e di valore. Molte persone mi hanno ringraziato per averle fatte riflettere su questi temi.” Il suo impegno riflette una nuova generazione di atleti che non si limita alla performance sportiva, ma si fa portavoce di cause globali.
Infine, Ukaleq ha affrontato anche temi delicati come l’esclusione di atleti ucraini dalle competizioni, sottolineando la rigidità delle regole sportive ma anche la complessità dei contesti geopolitici che influenzano lo sport internazionale.






