Bruxelles, 2 febbraio 2026 – In vista dei prossimi colloqui di pace sulla guerra in Ucraina, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha avuto un colloquio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo il sostegno dell’Unione Europea e l’intenzione di intensificare la pressione su Mosca attraverso un nuovo pacchetto di sanzioni.
Nuove sanzioni europee contro la Russia: la strategia di von der Leyen
La presidente Ursula von der Leyen ha sottolineato su X (ex Twitter) la necessità di avanzare verso “un quadro di prosperità unico e comune” con l’Ucraina e i partner statunitensi. Nel corso della conversazione con Zelensky, è stata riaffermata la volontà dell’UE di presentare “presto il ventesimo pacchetto di sanzioni” contro la Russia, nel tentativo di contrastare la prosecuzione dei crimini di guerra e gli attacchi alle infrastrutture civili da parte di Mosca.
Von der Leyen ha ricordato che, mentre si avvicina il quarto anno di conflitto, il sostegno europeo all’Ucraina “resta incrollabile”. L’Unione sta infatti inviando centinaia di generatori per garantire riscaldamento ed elettricità nelle zone colpite, oltre a portare avanti una proposta di prestito da 90 miliardi di euro per i prossimi due anni, concordata dai leader europei a dicembre.
In parallelo, il Consiglio europeo ha approvato senza obiezioni il 19esimo pacchetto di sanzioni, che include un divieto graduale di importazione di gas naturale liquefatto (Gnl) russo a partire dal 2027, anticipando di un anno il piano RePowerEu. Sono inoltre state inserite nella lista nera 118 nuove navi della flotta petrolifera russa, portando il totale a 560 petroliere, e sono state colpite cinque banche russe e istituti finanziari di Bielorussia e Kazakistan, oltre a società in Asia e Medio Oriente coinvolte nel commercio con Mosca. Le sanzioni si estendono anche al settore delle criptovalute, con il divieto di scambi e servizi destinati a cittadini e imprese russe.
Zelensky firma decreto per sanzioni mirate e rilancia: “Serve più pressione”
Parallelamente agli sforzi europei, il presidente ucraino Zelensky ha firmato un decreto che impone sanzioni mirate contro aziende che forniscono servizi alla flotta di petroliere russa e trasportano petrolio sanzionato, nonché contro propagandisti del Cremlino e soggetti coinvolti in attacchi informatici contro l’Ucraina e i suoi partner. Le restrizioni riguardano 10 persone fisiche e 6 entità giuridiche, con società registrate in Russia, Emirati Arabi Uniti e Vietnam.

Zelensky ha commentato su Telegram: “Continuiamo a sincronizzare le sanzioni con l’Unione Europea” e ha ribadito la necessità di aumentare la pressione congiunta sull’aggressore, bloccando le fonti di finanziamento della guerra russa.
In occasione del suo intervento al World Economic Forum di Davos, il presidente ucraino ha sottolineato la necessità di garanzie di sicurezza robuste, chiedendo un contingente di pace europeo di almeno 200.000 soldati per separare le forze russe e ucraine e garantire una pace duratura. Ha inoltre rilanciato la proposta di utilizzare i 250 miliardi di euro di riserve russe congelate dall’UE per finanziare la difesa ucraina, sollecitando un impegno più deciso da parte europea e americana.
Queste dichiarazioni arrivano mentre persistono divergenze tra i Paesi dell’Unione sulla questione dell’adesione ucraina alla NATO e sull’uso degli asset russi congelati, con alcuni Stati membri, come Ungheria e Slovacchia, che manifestano riserve per motivi di sicurezza energetica e politica interna.
Il dialogo tra Bruxelles e Kiev si conferma dunque cruciale, con l’Europa chiamata a rafforzare il proprio ruolo nel contrasto all’aggressione russa e nel sostegno alla sovranità ucraina.






