Roma, 3 febbraio 2026 – Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, l’Ucraina è stata teatro di un pesante attacco missilistico russo, il più intenso dall’inizio dell’anno, che ha colpito diverse centrali elettriche e infrastrutture energetiche, causando vasti blackout ed emergenze nelle principali città, tra cui Kiev. L’azione militare, che ha visto l’impiego di oltre 450 droni e più di 70 missili (di cui solo 38 intercettati), ha aggravato la già complessa situazione nel Paese e ha avuto ripercussioni dirette sulle trattative di pace in corso.
L’attacco e le sue conseguenze sul territorio ucraino: Zelensky fa il punto
L’offensiva russa ha interessato otto regioni ucraine, provocando almeno 12 feriti e numerosi danni materiali. In particolare, oltre mille edifici di Kiev sono rimasti senza riscaldamento, costringendo molti residenti a rifugiarsi nelle stazioni della metropolitana per sfuggire al gelo, con temperature che si sono attestate intorno ai -20 gradi. Notevole è il danno arrecato al patrimonio culturale della capitale: una bomba ha colpito il monumento alla Madre patria, simbolo dell’epoca sovietica dedicato alla Seconda guerra mondiale. Inoltre, una centrale elettrica nella città di Kharkiv ha subito danni definiti “irreparabili” da parte della compagnia privata Dtek.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha condannato duramente l’attacco, denunciando che Mosca “ha scelto di terrorizzare la popolazione nei giorni più freddi dell’inverno invece di affidarsi alla diplomazia”. L’episodio segna un netto irrigidimento nell’atteggiamento di Kiev, che ha annunciato un adattamento delle strategie negoziali in vista del secondo round di colloqui previsto per il 4 e 5 febbraio ad Abu Dhabi.
La diplomazia internazionale e le garanzie di sicurezza per Kiev
Nonostante la tensione, il filo del dialogo resta aperto. I negoziati ad Abu Dhabi vedranno la partecipazione di rappresentanti ucraini e russi, e tra gli ospiti è atteso anche l’imprenditore statunitense Steve Witkoff. Zelensky ha dichiarato che il suo Paese “ascolterà la parte russa e sosterrà misure di de-escalation”, sebbene le pretese di Mosca, in particolare sulla completa annessione del Donbass, restino un ostacolo.
Nel frattempo, l’Europa cerca di giocare un ruolo più attivo. Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato il tentativo di riallacciare un canale di comunicazione con il Cremlino, attraverso “discussioni a livello tecnico”, anche se ha rilevato che la volontà reale di pace da parte di Mosca è ancora assente.
Sul fronte delle garanzie di sicurezza, il Financial Times ha ricostruito un piano concordato tra Kiev, Washington e i Paesi europei che prevede il dispiegamento graduale di una forza di deterrenza a guida europea con il supporto logistico e di intelligence da parte degli Stati Uniti. In caso di escalation, è prevista una seconda fase con l’intervento della Coalizione dei Volenterosi, che include anche la Turchia, mentre in ultima istanza potrebbe scattare una risposta militare coordinata con il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti.
Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, in visita a Kiev durante l’attacco, ha ribadito che “truppe sul terreno, jet nei cieli, navi nel Mar Nero e sostegno Usa costituiscono garanzie solide” e ha assicurato il continuo supporto dell’Alleanza atlantica all’Ucraina. Anche l’Unione Europea si prepara a dare un supporto analogo: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accettato l’invito di Zelensky a visitare Kiev in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa, il 24 febbraio, mentre il presidente del Consiglio italiano Antonio Costa sarà presente nella capitale ucraina nei prossimi giorni. Inoltre, è attesa la visita del premier polacco Donald Tusk, che discuterà l’organizzazione di una conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina, prevista per giugno a Danzica.
La situazione rimane critica e le tensioni elevate, ma le iniziative diplomatiche e le garanzie di sicurezza delineate potrebbero giocare un ruolo chiave nell’evoluzione del conflitto e nel futuro assetto geopolitico della regione.





