19 febbraio 2026 – Save the Children rende noto un bilancio drammatico riguardo l’impatto della guerra in Ucraina sui bambini, sottolineando come il Paese sia diventato “il più minato al mondo” dal 2022. Secondo il comunicato dell’organizzazione, almeno 1.660 civili, di cui 179 bambini, sono stati uccisi o feriti da mine antiuomo e ordigni inesplosi dall’inizio del conflitto su larga scala.
Il dramma delle mine antiuomo e l’impatto sugli innocenti
Il dato, riferito a quattro anni dall’invasione russa, evidenzia come la presenza di mine rappresenti una minaccia costante e mortale per la popolazione civile, specialmente per i più piccoli. Sonia Khush, direttrice di Save the Children in Ucraina, ha denunciato il rischio che un bambino possa accidentalmente imbattersi in frammenti di ordigni inesplosi o far detonare una mina, con conseguenze spesso irreversibili come ferite gravi o la morte.
Oltre agli effetti fisici, l’organizzazione ha sottolineato l’impatto psicologico: dal 24 febbraio 2022, i bambini in Ucraina hanno subito in media circa 4.000 ore di allarmi aerei, equivalenti a oltre cinque mesi e mezzo di costante allerta. Questi allarmi, che possono suonare più volte al giorno e spesso in tarda serata, causano ansia e preoccupazione continue, con ripercussioni significative sulla loro salute mentale. Nell’ultimo trimestre del 2025, la durata delle allerte è ulteriormente aumentata a causa dell’intensificarsi del conflitto.
Le attività di Save the Children in Ucraina
Dal 2014, Save the Children opera nel Paese, ma ha notevolmente ampliato le sue operazioni a partire dal 2022. L’organizzazione ha raggiunto più di 4,7 milioni di persone, tra cui circa 1,9 milioni di bambini, fornendo aiuti salvavita, educazione, protezione e supporto psicologico. Tra i progetti più rilevanti, spiccano uno spazio a misura di bambino gestito insieme all’organizzazione locale Posmishka UA e un’attività di sensibilizzazione contro le mine in collaborazione con l’Ukrainian Deminers Association.
Questi interventi rappresentano un tentativo concreto di mitigare le conseguenze del conflitto sui più vulnerabili, in un contesto in cui la guerra continua a devastare vite e a strappare l’infanzia a milioni di persone.






