La Russia ha utilizzato per la prima volta il missile ipersonico Oreshnik in un attacco contro l’Ucraina, segnando una nuova escalation nel conflitto in corso. Il Ministero della Difesa russo ha annunciato che il missile è stato impiegato in operazioni notturne che hanno colpito obiettivi strategici, inclusi impianti di produzione di droni e infrastrutture energetiche. Di fronte a questi attacchi, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto una reazione netta e immediata da parte della comunità internazionale, sottolineando la necessità di rafforzare il supporto alla difesa aerea di Kiev.
Il lancio del missile ipersonico Oreshnik in Ucraina e le sue caratteristiche
Secondo quanto riferito da Mosca, il missile Oreshnik è stato impiegato nella notte contro obiettivi in Ucraina, in risposta a un presunto attacco terroristico contro la residenza del presidente Vladimir Putin, definito da Kiev una menzogna. Questo sistema missilistico balistico a raggio intermedio, di cui si è avuta notizia ufficialmente a fine 2025, è stato schierato in Bielorussia e rappresenta una novità significativa nell’arsenale militare russo.
L’Oreshnik è un missile ipersonico che viaggia a circa Mach 10, rendendolo estremamente difficile da intercettare. Ha una gittata stimata tra i 5.000 e i 5.500 chilometri, sufficiente a coprire gran parte del continente europeo. Il sistema è dotato di una testata multipla con più veicoli di rientro, capaci di colpire bersagli diversi in un singolo lancio, aumentando la complessità della difesa missilistica avversaria. Questo missile fa parte della famiglia dei missili russi di nuova generazione e deriva dal sistema RS-26 Rubezh.
La sua installazione in Bielorussia, vicino a Krichev, è stata confermata da ricercatori statunitensi e annunciata ufficialmente dal governo bielorusso, che prevede di schierare fino a dieci unità del sistema missilistico mobile Oreshnik nel territorio del Paese.
L’attacco russo e le conseguenze in Ucraina
Durante gli attacchi notturni, la Russia ha impiegato 242 droni, oltre a missili di diversa tipologia, tra cui, appunto, l’Oreshnik. Le operazioni hanno colpito infrastrutture civili e impianti energetici, causando gravi danni e vittime. Tra gli obiettivi colpiti c’è stata anche l’ambasciata del Qatar a Kiev, un Paese che ha avuto un ruolo di mediazione nel conflitto e nella liberazione di prigionieri di guerra.
La capitale ucraina è rimasta senza elettricità e acqua a seguito dell’attacco, con 20 palazzi danneggiati. Secondo il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, gli attacchi hanno provocato la morte di almeno quattro persone e il ferimento di altre diciannove, inclusi paramedici che prestavano soccorso durante i raid.
Anche la città di Leopoli, situata vicino al confine con l’Unione Europea e la NATO, è stata colpita da missili balistici ipersonici, ritenuti appunto Oreshnik, che rappresentano una seria minaccia per la sicurezza europea. Il ministro ucraino degli Esteri Andrii Sybiha ha invitato la comunità internazionale a rispondere con fermezza a questa escalation, annunciando l’intenzione di convocare riunioni urgenti presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio Ucraina-NATO e altre organizzazioni internazionali.
La risposta di Zelensky e l’appello alla comunità internazionale
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un messaggio su Telegram, ha richiesto una chiara reazione mondiale, soprattutto dagli Stati Uniti, paese che secondo lui Mosca rispetta davvero. Ha sottolineato che la Russia deve capire che la via della diplomazia è obbligatoria e che ogni nuovo attacco comporterà conseguenze immediate.
Zelensky ha evidenziato come l’attacco di questa notte confermi l’urgenza di sostenere la difesa aerea ucraina e ha annunciato che Kiev informerà i partner internazionali a tutti i livelli, affinché si accelerino le forniture di armamenti e si rafforzino gli accordi di supporto.
Nel contempo, il presidente ha denunciato il danno subito dall’ambasciata del Qatar, sottolineando il ruolo cruciale di questo Stato nel tentativo di mediazione tra le parti in conflitto, nonché nel rilascio di prigionieri e civili detenuti in Russia.






