Negli Stati Uniti il dibattito sulla libertà di espressione appare sempre più teso, con accuse e sospetti che travolgono anche figure note del giornalismo conservatore. A fare notizia è Tucker Carlson, ex anchorman di Fox News e commentatore politico, che ha denunciato presunte interferenze da parte della Central Intelligence Agency (CIA) e del Dipartimento di Giustizia (DOJ) in relazione ai suoi contatti con persone in Iran prima dell’inizio del recente conflitto.
In un video pubblicato sulla piattaforma X, Carlson ha dichiarato che la CIA avrebbe preparato un rapporto di reato da inviare al DOJ, ipotizzando la sua possibile incriminazione per violazioni del Foreign Agents Registration Act (FARA), la legge americana del 1938 che obbliga a registrarsi se si agisce per conto di governi stranieri. “Qual è questo crimine? Beh, aver parlato con persone in Iran prima della guerra. Hanno letto i miei testi”, ha affermato Carlson.
Tucker Carlson respinge le accuse
Carlson ha respinto categoricamente ogni accusa di agire come agente straniero: “Non sono un agente di una potenza straniera. Ho una sola lealtà, quella verso gli Stati Uniti, e non ho mai agito contro di essa. Non ho mai preso soldi da governi esteri. Non ne ho bisogno e non li voglio”.
L’ex conduttore ha sottolineato il diritto, come cittadino e come giornalista, di comunicare con persone di altri Paesi, definendo la vicenda “ridicola” e dubitando che si trasformi realmente in un procedimento legale. Secondo Carlson, alcune agenzie di intelligence avrebbero preso di mira la sua figura a causa delle sue posizioni critiche verso Israele e la gestione americana del conflitto con l’Iran.
Critiche all’attacco Usa-Israele e conseguenze politiche
Nelle settimane precedenti, Carlson ha condannato con forza l’attacco militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro Teheran, definendolo “assolutamente disgustoso e malvagio” in un’intervista con Jonathan Karl di ABC. Le sue parole rappresentano un attacco interno al movimento conservatore, segnando un punto di frattura nel mondo Maga e nelle fila dei sostenitori di Trump.
Il giornalista ha inoltre ipotizzato che la segnalazione penale possa servire come pretesto per ottenere mandati di sorveglianza: “Uno dei motivi per cui trasmettono denunce penali alle forze dell’ordine è proprio per ottenere mandati di spionaggio”, ha spiegato.
La vicenda Carlson evidenzia le tensioni crescenti sul confine tra libertà di parola, sicurezza nazionale e ruolo dell’intelligence negli Stati Uniti, aprendo interrogativi su quanto sia possibile criticare apertamente scelte militari e politiche senza rischiare ritorsioni legali.






