Negli Stati Uniti si accende un nuovo scontro politico e mediatico che coinvolge uno dei volti più noti del giornalismo conservatore. Tucker Carlson ha dichiarato sui social che la Central Intelligence Agency starebbe preparando una segnalazione di reato da inviare al Dipartimento di Giustizia per i suoi presunti contatti con interlocutori iraniani prima dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran. La notizia, diffusa dallo stesso Carlson in un post su X, ha immediatamente alimentato un acceso dibattito tra sostenitori e critici, aprendo interrogativi sul confine tra sicurezza nazionale e libertà di stampa.
Le accuse a Tucker Carlson
Secondo quanto sostenuto dal giornalista, l’intelligence americana starebbe valutando se i suoi contatti con persone in Iran possano configurare una violazione della legge. Carlson, noto commentatore conservatore ed ex volto di Fox News, negli ultimi mesi ha criticato duramente la politica statunitense in Medio Oriente e in particolare il sostegno a Israele nel confronto con Teheran.
Le sue posizioni lo hanno posto in contrasto con diversi ambienti politici statunitensi, compresi alcuni settori della destra americana. Tra le voci più dure contro di lui figura Fleur Hassan-Nahoum, ex vice-sindaco di Gerusalemme e figura attiva in diverse organizzazioni legate alla politica israeliana, che su X ha scritto che Carlson «dovrebbe essere arrestato e processato per tradimento».
Dichiarazioni che hanno alimentato ulteriormente il dibattito negli Stati Uniti, dove alcuni osservatori ritengono problematico che un esponente politico straniero chieda pubblicamente l’incriminazione di un giornalista americano.
Anche Laura Loomer, influencer controversa e vicina agli ambienti della destra trumpiana, ha sostenuto posizioni molto dure contro Carlson. La sua presa di posizione è stata interpretata da alcuni analisti come un segnale delle tensioni interne al mondo conservatore, soprattutto dopo le scelte di politica estera del presidente Donald Trump e il sostegno alla linea israeliana nel confronto con l’Iran.
Il dibattito sulla libertà di stampa e il ruolo dell’intelligence
Tra i critici dell’idea di perseguire Carlson c’è il giornalista Glenn Greenwald, premio Pulitzer per le inchieste sulla sorveglianza di massa della National Security Agency. In un intervento pubblicato su Substack, Greenwald ha espresso scetticismo sull’ipotesi che il Dipartimento di Giustizia arrivi davvero a incriminare il commentatore conservatore.
Secondo Greenwald, tuttavia, il semplice fatto che una simile ipotesi venga discussa pubblicamente potrebbe contribuire a creare un clima di pressione nei confronti dei giornalisti che criticano la politica estera statunitense o israeliana.
Nel suo articolo, il giornalista solleva anche interrogativi sulle modalità con cui eventuali comunicazioni di Carlson sarebbero state ottenute dalle agenzie di intelligence. L’unico modo plausibile, sostiene, sarebbe tramite intercettazioni condotte da agenzie come la Nsa o da servizi alleati stranieri, ipotesi che richiama i meccanismi di cooperazione tra intelligence già emersi nelle rivelazioni di Edward Snowden.
Se tali circostanze fossero confermate, osserva Greenwald, si aprirebbe un nuovo dibattito sul rapporto tra sicurezza nazionale, collaborazione tra servizi segreti e tutela dei diritti costituzionali dei cittadini americani.
Per ora non esistono conferme ufficiali da parte della Cia o del Dipartimento di Giustizia sull’esistenza di una procedura giudiziaria contro Carlson. Tuttavia la vicenda sta già diventando un nuovo terreno di scontro politico negli Stati Uniti, tra accuse di tradimento, timori di censura e difesa della libertà di stampa.





