Negli Stati Uniti torna a riaccendersi il dibattito sul Jones Act, la storica legge marittima che da oltre un secolo regola il trasporto di merci tra i porti del Paese. Il rialzo dei prezzi dell’energia e le nuove tensioni sul mercato petrolifero hanno riportato sotto i riflettori una normativa che da sempre divide economisti, politici e operatori del settore. Da un lato c’è chi la considera una garanzia strategica per la sicurezza nazionale e per l’industria marittima americana; dall’altro chi la ritiene un vincolo costoso che limita l’efficienza della logistica interna. Con il petrolio oltre la soglia dei 100 dollari al barile, la Casa Bianca starebbe valutando l’ipotesi di sospendere temporaneamente alcune disposizioni della legge per facilitare il flusso di energia verso le raffinerie della costa orientale.
Cos’è il Jones Act e perché è così controverso
Il Merchant Marine Act del 1920, noto appunto come Jones Act, fu approvato dopo la Prima guerra mondiale con l’obiettivo di garantire agli Stati Uniti una flotta mercantile nazionale pronta a essere utilizzata in caso di guerra o emergenza. La legge stabilisce che le merci trasportate tra due porti americani debbano viaggiare su navi costruite negli Stati Uniti, di proprietà americana, registrate sotto bandiera statunitense e con equipaggi prevalentemente composti da cittadini statunitensi.
Nel corso dei decenni questa normativa ha rappresentato uno strumento di politica industriale e di sicurezza nazionale. Ha contribuito a mantenere attiva la cantieristica navale americana e a sostenere l’occupazione nel settore marittimo. Tuttavia ha anche comportato costi molto più elevati rispetto al trasporto internazionale, poiché costruire e gestire navi negli Stati Uniti è generalmente più caro rispetto ai principali concorrenti globali.
Proprio questa rigidità diventa particolarmente evidente nei momenti di tensione energetica. Il numero di petroliere che soddisfano i requisiti del Jones Act è limitato e i costi operativi sono elevati. In alcune situazioni paradossali può risultare più economico importare petrolio dall’estero piuttosto che trasportarlo tra due stati americani, ad esempio dal Golfo del Messico alle raffinerie della costa orientale.
Le possibili deroghe e le tensioni politiche
Di fronte al recente aumento dei prezzi del petrolio, la Casa Bianca sta valutando la possibilità di sospendere temporaneamente alcune disposizioni della legge. Secondo la portavoce Karoline Leavitt, l’amministrazione starebbe esaminando la concessione di deroghe di 30 giorni che permetterebbero alle petroliere straniere di trasportare carburante tra porti statunitensi, aumentando l’offerta e alleggerendo le pressioni sui prezzi.
La prospettiva, però, incontra la forte opposizione dei sindacati marittimi. Le organizzazioni dei lavoratori sostengono che il Jones Act non protegga solo posti di lavoro, ma un intero ecosistema industriale composto da cantieri navali, fornitori della difesa e infrastrutture portuali strategiche. Senza questa protezione, temono, il trasporto costiero potrebbe essere rapidamente dominato da operatori stranieri con costi del lavoro più bassi.
Il peso politico del settore è emerso chiaramente anche nell’autunno del 2024, quando uno sciopero dei portuali affiliati alla International Longshoremen’s Association bloccò per alcuni giorni i principali porti della costa orientale e del Golfo del Messico. L’episodio mostrò quanto il sistema logistico statunitense resti vulnerabile alle tensioni nel settore.
Il dilemma per l’amministrazione è quindi evidente: da un lato la necessità di aumentare la flessibilità del sistema energetico interno, dall’altro il rischio di indebolire una legge simbolo della politica industriale americana. Non a caso, nella storia recente le sospensioni del Jones Act sono state concesse solo in circostanze eccezionali, come dopo grandi uragani o gravi emergenze energetiche, e sempre per periodi molto limitati.
Resta inoltre incerto l’effetto reale di eventuali deroghe sui prezzi della benzina. Secondo Colin Grabow del Cato Institute, una maggiore libertà nel trasporto di prodotti petroliferi tra la costa del Golfo e quella orientale potrebbe contribuire a ridurre alcuni costi logistici, ma il mercato dell’energia è influenzato da numerosi fattori. Per questo motivo, anche con una sospensione temporanea della legge, i prezzi al dettaglio potrebbero continuare a risentire delle tensioni globali sul petrolio.






