Washington, 3 aprile 2026 – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a far parlare di sé con dichiarazioni riguardanti lo Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il commercio energetico mondiale. In un post pubblicato su Truth, il social network presidenziale, Trump ha affermato: “Con un po’ più di tempo, possiamo facilmente aprire lo Stretto di Hormuz, prendere il petrolio e fare una fortuna. Potrebbe essere un pozzo petrolifero per il mondo“. Queste parole arrivano in un momento delicato, in cui gli Stati Uniti stanno cercando una via d’uscita negoziale dal conflitto con l’Iran, cercando di evitare un’escalation militare nella regione.
La strategia su Hormuz
Lo Stretto di Hormuz è una delle vie marittime più strategiche al mondo, attraverso cui transita gran parte del petrolio esportato dal Medio Oriente. Secondo quanto dichiarato da Trump, con una gestione più aggressiva e mirata, questa zona potrebbe trasformarsi in un “pozzo petrolifero” in grado di fornire energia a livello globale, aumentando così la ricchezza americana e internazionale. Tuttavia, l’ipotesi di un controllo congiunto dell’area con l’Iran, ventilata dallo stesso presidente, rappresenterebbe un cambiamento senza precedenti nelle dinamiche geopolitiche regionali.
Gli ultimi sviluppi mostrano un tentativo di negoziato tra Stati Uniti e Iran, facilitato da intermediari come Pakistan e Turchia. In questo contesto, il vicepresidente americano, J.D. Vance, veterano dei Marines e figura chiave dell’amministrazione Trump, sarebbe stato proposto come interlocutore diretto per colloqui con rappresentanti iraniani, in particolare con lo speaker del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, in un possibile incontro previsto a Islamabad. Vance ha inoltre discusso telefonicamente con il premier israeliano Netanyahu riguardo ai contenuti di una possibile intesa.
Trump ha chiesto 1.500 miliardi di budget per la Difesa nel 2027
Inoltre, Trump ha sottoposto al Congresso una proposta di bilancio della difesa senza precedenti per l’anno fiscale 2027, pari a 1.500 miliardi di dollari. Si tratta di un aumento eccezionale, il più significativo su base annua dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, che riflette un deciso rafforzamento delle priorità militari dell’amministrazione.
Nel piano rientra anche una quota rilevante di fondi aggiuntivi — circa 200 miliardi di dollari — destinata a sostenere l’impegno militare statunitense nei confronti dell’Iran, in un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti e operazioni in corso.
Critiche interne e nomine chiave nell’amministrazione Trump
Mentre Trump si concentra sull’area mediorientale e sul controllo strategico del petrolio, la sua amministrazione è sotto pressione anche sul fronte interno. Due donne di spicco, Pam Bondi e Kristi Noem, sono state silurate e sostituite da uomini, scatenando accuse di misoginia da parte di deputate democratiche e ex rappresentanti repubblicani. Questa decisione ha sollevato un acceso dibattito sui social media, dove si sostiene che Trump sia più incline a licenziare donne incompetenti prima degli uomini, nonostante questi ultimi siano coinvolti in scandali e controversie.
Parallelamente, Trump ha nominato J.D. Vance a capo di una task force anti-frodi, incaricandolo di combattere un fenomeno percepito come massiccio e pervasivo negli Stati Uniti, con un focus particolare sugli stati “blu”, dove si accusano politici democratici di aver perpetrato frodi ai danni dei contribuenti. Il presidente ha definito Vance lo “zar delle frodi”, sottolineando l’importanza del suo ruolo per il futuro del paese e annunciando già i primi blitz a Los Angeles.
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