Washington, 3 febbraio 2026 – Il presidente Donald Trump, tornato alla Casa Bianca dopo la vittoria nelle elezioni del 2024, ha rilanciato con forza la sua proposta di “nazionalizzare” il sistema elettorale negli Stati Uniti, una mossa che contrasta nettamente con le disposizioni costituzionali vigenti e che riapre un dibattito acceso sulla gestione del voto nello scenario politico a stelle e strisce.

Le richieste di Trump e il quadro costituzionale
Durante un’intervista rilasciata al podcast dell’ex vicedirettore dell’FBI Dan Bongino, Trump ha affermato che i repubblicani dovrebbero prendere il controllo diretto delle elezioni in almeno 15 Stati, sostenendo che sia necessario un intervento federale per garantire quella che definisce una “sicurezza” del voto. “I repubblicani dovrebbero nazionalizzare le votazioni”, ha esclamato il presidente, riaffermando accuse infondate di brogli elettorali nelle elezioni del 2020, che gli erano costate la sconfitta contro il democratico Joe Biden.
Tale proposta si scontra con l’articolo 1 della Costituzione degli Stati Uniti, che attribuisce ai singoli Stati la responsabilità di stabilire “tempi, luoghi e modalità” delle elezioni per senatori e rappresentanti, pur lasciando al Congresso la possibilità di emanare regolamenti federali. La Corte Suprema ha più volte ribadito che il controllo sulle liste elettorali, la supervisione e il conteggio dei voti spetta principalmente agli Stati, confermando un sistema elettorale decentrato e autonomo.
Le reazioni istituzionali e i tentativi legislativi
La Casa Bianca, interpellata sull’iniziativa di Trump, ha sottolineato come il presidente sia impegnato nella promozione della sicurezza elettorale attraverso leggi come il SAVE Act, che mira a uniformare i requisiti per i documenti di identità necessari al voto e a limitare il voto per corrispondenza senza motivazioni valide. Nel frattempo, alcuni esponenti repubblicani al Congresso hanno avanzato il MEGA Act, un disegno di legge che impone restrizioni significative sul sistema di voto, incluso il divieto del voto postale universale.
Nonostante questi tentativi, i tribunali federali hanno già bloccato alcune delle misure più contestate proposte dall’amministrazione Trump, come l’obbligo di dimostrare la cittadinanza al momento della registrazione elettorale. Inoltre, la controversa operazione dell’FBI che ha portato al sequestro di materiale elettorale nella contea di Fulton in Georgia ha ulteriormente alimentato tensioni, con Trump che ha lasciato intendere che ci saranno sviluppi “interessanti”.






