Bruxelles, 12 gennaio 2026 – La Nato intensifica le strategie per la sicurezza nell’Artico, un’area di crescente interesse strategico per l’Alleanza Atlantica, mentre continua la tensione diplomatica legata alla Groenlandia, al centro delle recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha rilanciato la sua intenzione di acquisire l’isola “in un modo o nell’altro”, mettendo in dubbio la sua adesione alla Nato.

La Nato rafforza la presenza nell’Artico
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, in carica dal 1º ottobre 2024 e con un passato da ministro-presidente olandese, ha confermato a Bruxelles che l’Alleanza sta valutando i “prossimi passi” per garantire la sicurezza dell’Artico, definito di “cruciale interesse” per tutti i membri. Rutte, in visita in Croazia, ha sottolineato che l’obiettivo è tradurre in azioni concrete le discussioni avvenute nei gruppi di lavoro nel 2025, garantendo un impegno collettivo e individuale degli alleati.
Il coordinamento militare nell’Artico viene rafforzato sia dal Comando marittimo alleato (Marcom), con sede a Northwood, Regno Unito, strategico per le operazioni navali, sia dal Comando alleato per l’Estremo Nord, gestito dal Comando congiunto delle forze di Norfolk, in Virginia, che da dicembre 2025 ha integrato sotto un unico comando la difesa artica per Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. Questa riorganizzazione mira a migliorare la strategia di difesa condivisa tra Nord America ed Europa.
Nel frattempo, l’Unione europea, con la presidente Ursula von der Leyen, ha annunciato un raddoppio dei fondi per la Groenlandia nel prossimo bilancio Ue, sebbene l’isola non rientri tra i territori comunitari. Il Regno Unito guida la coalizione dei Paesi Nato interessati a rafforzare la sicurezza nell’Artico, sfruttando i legami privilegiati con le nazioni nordiche e baltiche.
La crisi diplomatica sulla Groenlandia e le parole di Trump
Dalla Groenlandia arriva però un chiaro messaggio di rifiuto. Il governo locale ha diffuso una nota ufficiale in cui si legge: “Gli Stati Uniti hanno ribadito il desiderio di acquisire il controllo della Groenlandia, cosa che la coalizione di governo non può accettare in nessuna circostanza”. Il comunicato sottolinea come la difesa dell’isola debba avvenire nell’ambito della cooperazione Nato, coinvolgendo Danimarca e tutti gli alleati.
La tensione è stata rilanciata dalle recenti dichiarazioni di Donald Trump, rieletto presidente degli Stati Uniti nel 2024 e in carica dal 20 gennaio 2025, che ha affermato di essere pronto a scegliere tra la Groenlandia e la Nato, minacciando di acquisire l’isola “in un modo o nell’altro”. Trump ha di fatto riaperto una questione diplomatica già nota, mentre si avvicina il previsto incontro tra le autorità danesi e il senatore Marco Rubio, previsto per mercoledì prossimo, e la visita di una delegazione di senatori Usa in Danimarca.
È importante ricordare che, dal 1951, un accordo tra Stati Uniti e Danimarca disciplina la difesa della Groenlandia, concedendo a Washington ampi margini per la presenza militare, inclusa l’apertura di basi americane. Tuttavia, la questione del controllo politico e delle risorse naturali resta delicata, anche alla luce delle normative ambientali rigorose imposte da Bruxelles e Copenaghen che si scontrano con le politiche più permissive degli Stati Uniti.
Dal punto di vista strategico, la Groenlandia e l’intera regione artica sono fondamentali non solo per motivi militari ma anche economici, in particolare per lo sfruttamento delle risorse naturali e dei minerali critici, che destano attenzione globale. A Washington, è recentemente terminato il G7 dei ministri delle Finanze che ha posto l’accento sulla necessità di diversificare l’approvvigionamento di terre rare e materie prime strategiche, considerate una questione di sicurezza nazionale.
Il contesto geopolitico e le implicazioni
L’Artico, definito dalla Nato come “Estremo Nord”, è un teatro di crescente competizione internazionale. Oltre agli otto Paesi artici – Stati Uniti, Canada, Danimarca (attraverso la Groenlandia), Islanda, Norvegia, Finlandia, Svezia e Russia – si registra una crescente presenza della Cina, che sta cercando di espandere la propria influenza economica e politica nella regione.
La posizione di Donald Trump, che si contraddistingue per un approccio protezionista e nazionalista, si inserisce in un quadro complesso dove gli interessi militari, economici e ambientali si intrecciano. La sua politica energetica, orientata a garantire l’indipendenza energetica degli Usa e a rilanciare l’industria nazionale, si scontra con le normative ambientali e con le strategie di cooperazione internazionale, in particolare quelle della Nato e dell’Unione europea.
Mark Rutte, da parte sua, ha più volte ribadito la centralità degli Stati Uniti all’interno della Nato, chiudendo a ipotesi di una “Nato europea” autonoma e sottolineando l’impegno congiunto per aumentare la spesa militare fino al 5% del Pil entro il 2035, obiettivo concordato al vertice de L’Aia.
Il nuovo scenario di sicurezza artica rappresenta dunque una sfida cruciale per la stabilità dell’Alleanza Atlantica, che dovrà bilanciare la necessità di difesa militare con le complesse dinamiche diplomatiche e ambientali legate alla Groenlandia e all’Artico nel suo complesso.






