Washington, 6 gennaio 2026 – Donald Trump torna a far parlare di sé con un durissimo intervento durante il volo di ritorno alla Casa Bianca sull’Air Force One dopo le festività a Mar-a-Lago. In uno show durato oltre 40 minuti con i giornalisti, il presidente Usa ha lanciato minacce e accuse contro vari Paesi, tra cui Colombia, Messico, Cuba, Groenlandia e Iran. Queste dichiarazioni alimentano ulteriori tensioni a livello internazionale e sollevano preoccupazioni sulla stabilità globale, in un momento in cui gli Stati Uniti si trovano sempre più isolati diplomaticamente, anche nel proprio “cortile di casa”, l’America Latina.
Minacce e accuse contro la Colombia e altri Paesi
Il presidente Trump ha rivolto parole particolarmente dure al presidente colombiano Gustavo Petro, definito “un uomo malato” e accusato di governare un Paese che esporta cocaina negli Stati Uniti. Trump ha inoltre fatto riferimento a una possibile azione militare, definendo “una buona idea” un’ipotetica “operazione Colombia”. Le accuse di Trump sono state respinte con fermezza da Petro, che ha smentito ogni coinvolgimento nel narcotraffico, ricordando di non essere mai stato citato in alcuna indagine giudiziaria in materia. Il presidente colombiano ha invitato la popolazione latinoamericana a mobilitarsi contro le minacce esterne e ha rafforzato la presenza militare al confine con il Venezuela in risposta all’escalation.

Oltre alla Colombia, Trump ha preso di mira anche la Groenlandia, territorio danese strategico dal punto di vista geopolitico. Il presidente Usa ha criticato la Danimarca per le scarse capacità di controllo sull’isola, sottolineando la presenza di navi russe e cinesi, e ha sostenuto la necessità per gli Stati Uniti di acquisire il controllo della Groenlandia, un’idea che ha suscitato la ferma opposizione dell’Unione Europea e del premier britannico Keir Starmer, i quali hanno ribadito il rispetto della sovranità danese e degli accordi internazionali.
Non è mancata una critica anche al Messico, che secondo Trump dovrebbe “darsi una regolata” nella lotta ai cartelli della droga. Pur elogiando la presidente messicana Claudia Sheinbaum, Trump ha espresso rammarico per il rifiuto di quest’ultima di accettare l’invio di truppe Usa per combattere il narcotraffico. La presidente messicana ha risposto con durezza, affermando che “l’America non appartiene a una dottrina o a una potenza, ma ai popoli che la compongono”.
Infine, il presidente statunitense ha rivolto minacce anche a Cuba, pur escludendo interventi militari, definendo l’isola in una situazione di collasso economico senza il sostegno petrolifero venezuelano. Ha inoltre annunciato la possibilità di aumentare i dazi all’India per le importazioni di petrolio russo e ha minacciato un “colpo durissimo” all’Iran in caso di repressione violenta dei manifestanti. Sul conflitto ucraino, Trump ha smentito la versione secondo cui Kiev avrebbe attaccato una residenza dello zar, contraddicendo le dichiarazioni di Vladimir Putin.
Isolamento internazionale e dichiarazioni al Consiglio di Sicurezza Onu
Le dichiarazioni di Trump riflettono una politica estera sempre più aggressiva e isolazionista, che richiama la dottrina Monroe rivisitata in chiave moderna: gli Stati Uniti intendono riaffermare il proprio controllo sull’America Latina e imporre la propria egemonia globale attraverso un atteggiamento definito da alcuni media come “bullismo” o “gangsterismo di Stato”.
Questa linea ha provocato reazioni critiche anche all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove Stati Uniti, Russia e Cina si scontrano duramente. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, insieme all’alleato francese, ha condannato le violazioni della Carta Onu e del diritto internazionale da parte degli Stati membri permanenti del Consiglio, evidenziando come tali azioni minino le basi dell’ordine internazionale.
In questo contesto di crescente isolamento, gli Stati Uniti rischiano di compromettere la loro leadership globale e di alimentare un diffuso clima di diffidenza e ostilità tra i Paesi del continente americano, che vedono con preoccupazione le minacce di un intervento militare nelle loro regioni.






