La recente cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi ha scosso il mondo. L’operazione a Caracas, condotta all’alba, non ha rappresentato solo un colpo militare, ma ha dato il via a una serie di decisioni politiche che hanno ribaltato ogni previsione sul futuro del Venezuela. L’amministrazione Trump ha scelto un percorso inaspettato, supportando Delcy Rodríguez, vice di Maduro, come leader ad interim del paese, scavalcando la leader dell’opposizione María Corina Machado. L’episodio del podcast del The Daily del New York Times intitolato “Venezuela, After Maduro” offre una chiave di lettura sia geopolitica sia umana della transizione politica in corso grazie all’analisi del reporter Anatoly Kurmanaev,
Trump sceglie Delcy Rodríguez: pragmatismo sopra ideologia
La decisione più sorprendente dell’amministrazione americana è stata l’appoggio a Delcy Rodríguez, descritta come lealista di Maduro e leader ad interim. Questa scelta è apparsa in netto contrasto con le attese di sostegno a María Corina Machado, vincitrice delle elezioni presidenziali del 2024 e Premio Nobel per la Pace. Funzionari statunitensi hanno privilegiato il pragmatismo: Rodríguez ha gestito con efficacia il settore petrolifero venezuelano, stabilizzando l’economia e costruendo relazioni con élite economiche e investitori internazionali. Secondo un alto funzionario, “non sto affermando che sia la soluzione permanente, ma è una persona con cui possiamo lavorare professionalmente”.
L’opposizione scavalcata: gli errori fatali di María Corina Machado
Nonostante i tentativi di conquistare la fiducia della Casa Bianca, Machado è stata ignorata. Aveva definito Trump un “campione della libertà”, imitato i suoi discorsi e dedicato il Nobel al presidente americano. Tuttavia, il suo approccio non ha convinto un’amministrazione orientata a una politica transazionale. Rifiuti di incontri chiave e mancate liste di prigionieri politici hanno segnato la sua inaffidabilità agli occhi di Washington. La conclusione è stata secca: a mancare era il “rispetto” necessario per governare.
Maduro e la scintilla dell’intervento militare
Il comportamento pubblico di Nicolás Maduro ha fornito il pretesto per l’azione statunitense. Dopo aver rifiutato un ultimatum per un esilio dorato in Turchia, Maduro si è mostrato in televisione con un atteggiamento beffardo. Il gesto più eclatante è stato un ballo in diretta TV, accompagnato dalla frase in inglese “No crazy war”, che ha convinto Washington della necessità di un intervento immediato. Sebbene queste provocazioni abbiano scatenato l’azione, l’obiettivo reale era strategico e legato agli interessi petroliferi.
La vera priorità: petrolio e controllo geopolitico
Contrariamente alle narrative ufficiali sulla promozione della democrazia o sulla lotta al narcotraffico, Trump ha chiarito che l’obiettivo principale è “gestire” il Venezuela per proteggere gli interessi petroliferi statunitensi. Michael Shifter, esperto dell’Inter-American Dialogue, sottolinea: “Per Trump, la democrazia non è una preoccupazione: si tratta di soldi, potere e protezione della patria.” La mossa segna una svolta pragmatica e unilaterale nelle politiche statunitensi verso l’America Latina.
Delcy Rodríguez: il volto ambiguo della nuova leadership
Delcy Rodríguez incarna contraddizioni profonde: figlia di un guerrigliero marxista e definita come una “troubleshooter economica”, ha trasformato il Venezuela da socialismo corrotto a capitalismo pragmatico, guadagnandosi il rispetto di alcuni funzionari americani. Nel suo primo discorso pubblico, ha condannato l’invasione e riconosciuto Maduro come leader legittimo, mentre la TV di stato continuava a etichettarla come vice. Alcuni osservatori vedono in lei una figura capace di agire come ponte per una transizione verso scenari democratici più stabili.
L’analisi del The Daily
L’episodio del podcast del New York Times, condotto da Anatoly Kurmanaev, approfondisce le motivazioni della scelta di Trump e le conseguenze sul terreno. Il podcast combina analisi geopolitica e testimonianze di cittadini venezuelani, offrendo una visione completa del momento storico. L’episodio dura 34 minuti ed è disponibile su Spotify, Apple Podcasts e sul sito del NYT.
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