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Home Esteri

Trump autorizza cinque 5 a operare in Venezuela, svolta per Eni e il settore energetico

Via libera di Washington alle collaborazioni tra PDVSA e cinque colossi energetici internazionali. Nuove opportunità per Eni nei progetti Junín-5 e Cardón IV

by Giacomo Camelia
13 Febbraio 2026
Un primo piano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Donald Trump | Shutterstock.com

Washington, 13 febbraio 2026 – Donald Trump accelera la riapertura delle attività energetiche statunitensi in Venezuela, concedendo a cinque grandi compagnie petrolifere internazionali, tra cui l’Eni, la licenza per operare nel settore petrolifero e del gas del Paese sudamericano. La decisione, ufficializzata in un documento pubblicato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, segna una svolta importante nelle relazioni economiche tra Washington e Caracas, dopo anni di sanzioni e restrizioni.

Trump autorizza le major a operare in Venezuela

Il nuovo provvedimento autorizza le aziende straniere a riprendere collaborazioni con la compagnia petrolifera nazionale venezuelana, PDVSA, e le sue affiliate. Oltre all’Eni, presenti da oltre 25 anni in Venezuela, hanno ottenuto la licenza anche le britanniche BP e Shell, la spagnola Repsol e la società americana Chevron, che aveva mantenuto operazioni nel Paese grazie a una precedente deroga.

Il documento specifica che tutti i contratti stipulati dovranno essere regolati dalla legge statunitense, con i relativi pagamenti effettuati attraverso conti approvati dal Tesoro Usa. Contestualmente, è stata rilasciata una seconda licenza che consente nuovi investimenti, con la possibilità di esplorare giacimenti petroliferi e ampliare le attività esistenti. Questa opportunità interessa particolarmente l’Eni, impegnata nello sviluppo del blocco petrolifero Junín-5 nella Faja Petrolifera del Orinoco e nella joint venture Cardón IV per lo sfruttamento del giacimento di gas Perla, uno dei più grandi in America Latina.

Un portavoce dell’Eni ha commentato: «La licenza generale n.50 è stata appena emessa; prendiamo atto che Eni è esplicitamente inclusa e stiamo attualmente valutando le opportunità che essa apre nell’ambito di un dialogo costante e costruttivo con le autorità statunitensi».

Il contesto politico e le implicazioni economiche

L’azione di Trump arriva dopo l’Operazione Absolute Resolve condotta dagli Stati Uniti a inizio gennaio, che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e alla sua detenzione sul suolo americano. Nel frattempo, il Tesoro statunitense sta gradualmente revocando l’embargo sul petrolio venezuelano, imposto nel 2019, che secondo il segretario all’Energia degli Stati Uniti è «sostanzialmente terminato».

Trump, che ha recentemente evocato una possibile visita in Venezuela, sembra intenzionato a rilanciare lo sfruttamento delle ricche risorse petrolifere e di gas venezuelane sotto il controllo statunitense, promettendo che i profitti verranno condivisi tra i due Paesi. Questa politica energetica si inserisce in un più ampio disegno di rilancio dell’industria energetica americana, che ha caratterizzato i mandati presidenziali di Trump, incentrati sulla piena indipendenza energetica e sul sostegno al settore estrattivo.

Parallelamente, il presidente statunitense sta valutando una revisione dei dazi su acciaio e alluminio, imposti lo scorso anno fino al 50%, a causa dell’aumento dei prezzi pagati dai consumatori americani e delle preoccupazioni per le elezioni di midterm di novembre. La possibile riduzione dei dazi riguarda anche i Paesi della Ue, il Regno Unito, il Messico e il Canada.

Tuttavia, il consigliere commerciale della Casa Bianca, Peter Navarro, ha smentito categoricamente tali indiscrezioni, definendole «fake news» e ribadendo che «acciaio e alluminio sono sacri per questa amministrazione». Nonostante ciò, nel passato Trump ha già concesso numerose eccezioni alle tariffe commerciali, e alcune fonti interne suggeriscono che una revisione delle tariffe sia in corso per alleggerire il peso sui consumatori americani.

Il ruolo di Nicolás Maduro e la crisi venezuelana

Dal canto suo, Nicolás Maduro, presidente del Venezuela dal 2013 fino al suo arresto a gennaio 2026, ha guidato il Paese attraverso una crisi economica e politica profonda. Le sanzioni statunitensi, la corruzione e il crollo dei prezzi del petrolio hanno aggravato la situazione, causando iperinflazione, aumento della povertà e tensioni sociali che hanno portato a proteste e sommosse.

Maduro è stato accusato dagli Stati Uniti di narcotraffico e altre attività criminali, con una taglia sulla sua cattura che in passato aveva raggiunto i 50 milioni di dollari. La sua detenzione e la nomina ad interim della vicepresidente Delcy Rodríguez segnano un punto di svolta nella complessa storia politica venezuelana.

L’approvazione delle licenze per le major energetiche rappresenta una svolta significativa, sia per la politica estera statunitense che per le prospettive economiche del Venezuela, segnando l’inizio di una possibile nuova era di cooperazione energetica e ripresa degli investimenti nel settore petrolifero e del gas.

Tags: Donald TrumpVenezuela

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