Washington, 21 marzo 2026 – Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alza lo scontro con gli alleati Nato mentre rafforza la presenza militare nel Golfo Persico contro l’Iran: tra minacce, invio di marines e ipotesi di operazioni di terra, il presidente alterna dichiarazioni aggressive a segnali di possibile riduzione dell’impegno, in un contesto di tensioni internazionali e rischi politici interni.
Trump, minacce agli alleati e isolamento strategico
“Codardi, lo ricorderemo!“. Con queste parole Donald Trump ha attaccato gli alleati Nato per non aver sostenuto la sua guerra contro l’Iran. Il presidente ha ribadito di non aver bisogno di nessuno, ma ha mostrato irritazione per il rifiuto europeo di partecipare a un conflitto deciso senza consultazioni.
Secondo Trump, senza gli Stati Uniti la Nato sarebbe “una tigre di carta” e gli alleati si lamenterebbero solo per l’aumento dei prezzi del petrolio, senza contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz.

L’opzione militare: marines e possibili operazioni di terra
Mentre aumentano le tensioni diplomatiche, Washington rafforza il dispositivo militare nella regione. Un gruppo navale dei marines è già diretto verso il Golfo Persico, a cui si aggiunge la 11th Marine Expeditionary Unit con circa 2.500 soldati.
Tra le ipotesi operative ci sarebbero la conquista dell’isola di Kharg, l’occupazione della costa da cui Teheran blocca Hormuz o un’azione per sequestrare uranio arricchito. Il Pentagono starebbe valutando anche un dispiegamento più ampio, includendo forze aviotrasportate.

Trump, dichiarazioni contrastanti e obiettivi dichiarati
Trump ha escluso formalmente l’invio di truppe di terra, ma ha precisato che non lo annuncerebbe in anticipo. Ha inoltre affermato che il cambio di regime in Iran non è una priorità, indicando come obiettivo principale la neutralizzazione del programma nucleare.
Nonostante i toni duri, in serata ha aperto alla possibilità di ridurre l’impegno militare, sostenendo che gli obiettivi sarebbero già in fase di raggiungimento.
Pressioni interne e rischio politico
Negli Stati Uniti cresce l’aspettativa di un intervento di terra: secondo Reuters il 65% degli americani lo ritiene probabile, ma solo il 7% lo sostiene. Un dato che rappresenta un rischio politico significativo per il presidente, soprattutto in vista delle elezioni di medio termine di novembre.
Le conseguenze internazionali e il nodo Nato
Gli alleati lavorano all’Onu per creare un quadro legale che consenta di riaprire lo Stretto di Hormuz, ma subordinano ogni intervento a una tregua. Una posizione che contrasta con l’attuale linea americana.
Intanto emergono tensioni anche sul piano geopolitico: secondo Politico, Vladimir Putin avrebbe proposto a Donald Trump uno scambio tra stop all’intelligence per l’Iran e fine degli aiuti all’Ucraina, proposta respinta dal presidente. Tuttavia, Trump ha dichiarato di fidarsi più del leader russo che degli alleati europei.






