Washington, 7 marzo 2026 – Il presidente statunitense Donald Trump, ha annunciato oggi un drastico inasprimento della politica militare contro l’Iran, preannunciando attacchi ancora più duri e l’ampliamento dei bersagli. In un messaggio pubblicato sul social network Truth, Trump ha dichiarato: “Oggi l’Iran sarà colpito molto duramente” e ha minacciato di colpire nuove aree e gruppi che finora non erano stati considerati obiettivi, destinati alla distruzione completa e alla morte certa.
Trump annuncia attacchi più intensi contro l’Iran
Da Washington giunge un messaggio inequivocabile di escalation: il presidente Trump, tornato alla Casa Bianca nel 2025 per il suo secondo mandato non consecutivo, ha ribadito una linea dura verso Teheran, respingendo qualsiasi ipotesi di negoziato o accordo. Le sue dichiarazioni arrivano in un momento in cui la regione mediorientale è attraversata da tensioni crescenti, con raid intensificati sulla capitale iraniana e nelle aree limitrofe, compresa la periferia di Beirut, roccaforte di Hezbollah.
Trump ha inoltre rilanciato uno slogan rivisitato, “Make Iran Great Again!”, annunciando che l’obiettivo finale è la resa incondizionata del regime degli ayatollah e la ricostruzione del Paese sotto una nuova leadership collaborativa con gli USA e i loro partner internazionali.
La situazione sul terreno e le reazioni internazionali
Sul fronte militare, l’esercito iraniano ha confermato il lancio di un missile terra-mare contro la portaerei statunitense USS Abraham Lincoln, secondo l’agenzia Fars, ripresa dai media internazionali. Nel frattempo, la fregata missilistica italiana Federico Martinengo è partita dal porto di Taranto alla volta di Cipro per rafforzare la presenza navale nell’area in coordinamento con altre marine europee.
L’escalation ha portato a ripetuti allarmi in Israele per ondate di missili provenienti dall’Iran, mentre il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha sottolineato la necessità di una rapida de-escalation e ha ribadito il sostegno alla pace, mettendo in guardia contro attacchi che coinvolgano l’Europa.
L’attenzione internazionale resta alta mentre la crisi si protrae, con il prezzo del petrolio che ha superato i 90 dollari al barile a causa delle tensioni nella regione e con diverse nazioni impegnate in operazioni di evacuazione e supporto ai propri cittadini nel Medio Oriente.






