WASHINGTON, 20 gennaio 2026 – Nel corso della conferenza stampa tenutasi oggi alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha iniziato il suo intervento in modo inusuale, mostrando una serie di fotografie segnaletiche di presunti criminali legati al Minnesota. L’evento, iniziato con un ritardo di circa 50 minuti nel primo anniversario del suo secondo mandato, ha visto il presidente rivolgersi alle autorità locali democratiche con dure parole, accusandole di voler difendere queste persone.
Trump mostra foto di presunti criminali del Minnesota
Durante la conferenza stampa, mentre l’attenzione internazionale era focalizzata sulle tensioni con l’Europa e sul tema della Groenlandia, Trump ha sorpreso i presenti esponendo immagini di soggetti arrestati o ricercati in Minnesota. Rivolgendosi implicitamente ai rappresentanti locali del Partito Democratico, ha affermato: “Queste sono le persone che alcuni stanno cercando di difendere“. Un gesto che si inserisce nel più ampio contesto politico di critica alle amministrazioni democratiche locali, accusate di tolleranza verso la criminalità.
Il Minnesota, uno Stato federato noto per la sua capitale Saint Paul e la città più popolosa Minneapolis, è spesso al centro di discussioni riguardanti la sicurezza pubblica, tema che Trump ha voluto mettere in evidenza con questa iniziativa. Con una popolazione di oltre 5,7 milioni di abitanti e una geografia caratterizzata da migliaia di laghi e fiumi, lo Stato ha registrato negli ultimi anni diverse tensioni sociali e politiche, spesso condivisione di responsabilità tra le autorità locali e federali.

Trump e la questione dei dazi: un possibile rovescio alla Corte Suprema
Nel corso di un briefing con i media per celebrare il suo primo anno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha affrontato la delicata questione dei dazi doganali e della possibile decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, ammettendo che l’amministrazione potrebbe perdere il contenzioso in corso.
Durante l’incontro con la stampa, Trump ha dichiarato: “Non so quello che farà la Corte Suprema“. Il presidente ha però aggiunto che, qualora l’esito fosse negativo, “dovremo fare del nostro meglio per ripagare centinaia di miliardi di dollari”. Questa ammissione arriva in un momento in cui la legalità e la legittimità dei dazi imposti dall’amministrazione Trump sono al vaglio della Corte Suprema, che si è mostrata scettica rispetto alla necessità di tali misure in quanto risposta a un’emergenza nazionale.
I dazi, introdotti con l’obiettivo di proteggere l’economia americana e favorire la produzione interna, sono stati oggetto di numerose polemiche e critiche sia a livello nazionale che internazionale. Trump ha sottolineato che, nonostante l’incertezza sull’esito della sentenza, l’amministrazione ha già incassato “decine di miliardi di dollari” grazie a queste tariffe, ribadendo però che, in caso di sconfitta, potrebbe essere costretta a restituire ingenti somme.
Nella lunga conferenza alla Casa Bianca, Donald Trump è poi tornato sul Nobel per la pace. “Non venitemi a dire che la Norvegia non lo controlla“, ha ribadito. “Avrei dovuto avere il premio Nobel per tutte le guerre che ho fermato”, ha ripetuto.
L’impatto sui prodotti agroalimentari e il ruolo della Corte Suprema
Parallelamente alla disputa legale, l’amministrazione Trump ha annunciato la rimozione dei dazi su centinaia di prodotti alimentari, una mossa volta a contenere l’inflazione e rispondere alle pressioni sociali legate al caro prezzi. Tra i prodotti esenti figurano carne bovina, banane, caffè, avocado, pomodori, noci e mango, sostanzialmente beni che gli USA non riescono a produrre in quantità sufficienti.
Tuttavia, come evidenziato dalle associazioni italiane Coldiretti e Filiera Italia, questa lista di esenzioni non include prodotti italiani di rilievo come vino, olio extravergine di oliva, pecorino, riso e pasta, che continuano a essere penalizzati dai dazi e a rischiare significative perdite nei mercati statunitensi. Le organizzazioni hanno pertanto chiesto un intervento urgente per salvaguardare le filiere agroalimentari italiane, evidenziando come la disputa legale in corso presso la Corte Suprema non solo abbia implicazioni economiche ma anche politiche e diplomatiche.
La Corte Suprema, in quanto giudice di ultima istanza negli Stati Uniti, ha il compito di garantire l’unità e la coerenza dell’interpretazione delle norme giuridiche a livello nazionale. La sua decisione, attesa con attenzione, potrebbe creare un precedente rilevante sulla legittimità dell’uso dei dazi come strumento politico ed economico da parte dell’esecutivo.
Trump e il bilancio di un anno di successi
Durante un briefing con i media alla Casa Bianca, Trump ha presentato un documento che elenca 365 vittorie in 365 giorni, definendo questo risultato senza precedenti nella storia americana. “Nessuno ha mai fatto nulla del genere, in America c’è il boom”, ha dichiarato con orgoglio. Il tycoon ha inoltre evidenziato di aver ereditato una situazione di caos dall’amministrazione Biden e di aver contribuito a porre fine alla stagflazione che aveva colpito l’economia Usa. In particolare, ha affermato che oggi non esiste inflazione, smentendo i dati ufficiali che indicano invece un aumento dei prezzi, e ha ribadito che l’amministrazione attende la decisione della Corte Suprema sui dazi commerciali, un caso che ha già fruttato “decine di miliardi di dollari” nelle casse federali.
Il presidente ha inoltre lodato la collaborazione con il Venezuela, affermando che Caracas sta lavorando bene con gli USA e che le aziende energetiche americane sono pronte a effettuare investimenti massicci nel paese sudamericano, che dispone di riserve petrolifere superiori a quelle dell’Arabia Saudita. In questo contesto, ha espresso interesse nel coinvolgere la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado.

Le controversie sulla Somalia e la deputata Ilhan Omar
Nel corso della stessa conferenza stampa, Trump ha rivolto dure critiche verso la Somalia, definendola “non neppure un Paese” e “il peggiore al mondo”. L’ex presidente ha attaccato in modo diretto la deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar, di origine somala, accusando lei e gli immigrati somali di avere “un quoziente di intelligenza molto basso”. Queste affermazioni hanno suscitato nuove polemiche, considerando che Omar è una figura politica di rilievo negli USA e rappresenta una comunità di immigrati somali che vive nel Minnesota e in altre aree del Paese.
Ilhan Omar, membro del Partito Democratico, è nota per le sue posizioni progressiste e critiche verso alcune politiche dell’amministrazione Trump, in particolare in materia di immigrazione e politica estera. La sua carriera politica e le sue origini la rendono uno dei volti più discussi e controversi del Congresso statunitense.






