Roma, 8 aprile 2026 – Il transito delle navi nello stretto di Hormuz rimane al centro delle preoccupazioni internazionali, con oltre mille imbarcazioni attualmente bloccate nell’area. Esperti del settore navale e di intelligence commerciale sottolineano l’improbabilità che un periodo di solo due settimane possa essere sufficiente per smaltire l’arretrato e normalizzare il traffico marittimo.
Criticità del passaggio nello Stretto di Hormuz
Secondo Daejin Lee, responsabile globale della ricerca presso Fertmax Fzco, e Ana Subasic, analista del rischio commerciale di Kpler, società leader nel monitoraggio navale, l’arretrato di circa mille navi richiederà più tempo di quello previsto per essere gestito. I dati di Kpler indicano che ieri circa 187 petroliere, cariche di 172 milioni di barili di petrolio greggio e prodotti raffinati, erano in navigazione nello stretto.
Gli analisti evidenziano che un arco temporale di 14 giorni è troppo breve per ripristinare la fiducia necessaria a eliminare il premio di incertezza sulle rotte del Golfo Persico. Inoltre, molte compagnie di navigazione potrebbero adottare un comportamento attendista, aspettando conferme sul mantenimento del cessate il fuoco prima di impegnare le proprie navi nel passaggio attraverso la zona. Due mediatori navali confermano che molti armatori preferiranno attendere prima di autorizzare le traversate.
Posizione dell’Oman sul transito
In merito alla questione, il ministro dei Trasporti dell’Oman, Said al-Maawali, ha ribadito la posizione del proprio Paese sullo stretto di Hormuz, affermando che non verranno applicate tariffe per il transito delle navi. L’Oman ha firmato tutti gli accordi internazionali sul trasporto marittimo che vietano l’imposizione di tariffe, mentre altri Stati, inclusa l’Iran, non hanno sottoscritto tali accordi, creando un vuoto giuridico. Il ministero degli Esteri omanita è attualmente impegnato in discussioni per trovare una soluzione positiva alla questione.
Le tensioni nella regione persistono, con la guerra in Iran che ha avuto ripercussioni significative sulle rotte marittime e sull’equilibrio geopolitico del Golfo Persico. La situazione resta monitorata a livello internazionale, mentre proseguono i tentativi diplomatici per garantire la libera navigazione nello stretto, arteria vitale per il commercio energetico globale.






