Niigata, 23 gennaio 2026 – Il Giappone si trova al centro di un acceso dibattito sull’energia nucleare con il recente tentativo di riavvio della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande al mondo per capacità potenziale, gestita dalla Tokyo Electric Power Company (Tepco). La notizia ha immediatamente sollevato preoccupazioni nell’opinione pubblica nipponica, ancora segnata dal disastro di Fukushima Daiichi del 2011, uno degli incidenti nucleari più gravi della storia moderna.
Il riavvio di Kashiwazaki-Kariwa e le criticità emerse
Il 21 gennaio 2026 Tepco ha tentato di riaccendere il reattore numero sei di Kashiwazaki-Kariwa, ma dopo poche ore le operazioni sono state sospese a causa di un malfunzionamento alle barre di controllo, fondamentali per la gestione sicura del reattore. Il portavoce di Tepco, Takashi Kobayashi, ha rassicurato che il reattore è stabile e non vi sono perdite radioattive, ma il problema tecnico ha imposto un immediato stop. Questo episodio segue un precedente rinvio, avvenuto dopo un guasto rilevato durante la rimozione delle barre.
La centrale, situata nelle città di Kashiwazaki e Kariwa nella prefettura di Niigata, è composta da sette reattori, di cui solo due (il sesto e il settimo) sono di ultima generazione ABWR (Advanced Boiling Water Reactor). Mentre il reattore numero sei è attualmente in stand-by, il settimo non è previsto in funzione prima del 2030 e gli altri cinque potrebbero essere disattivati definitivamente.
La sfida energetica del Giappone dopo Fukushima
Dopo il disastro nucleare di Fukushima Daiichi, causato dal terremoto e tsunami del marzo 2011 che provocarono la fusione di tre reattori e l’evacuazione di oltre 180.000 persone, il Giappone aveva chiuso tutti i suoi 54 reattori nucleari. Successivamente, il paese ha riattivato lentamente 15 impianti su 33 operativi, ma l’energia nucleare nel 2023 costituiva solo l’8,5% del mix energetico nazionale, lontano dal 30% coperto prima dell’incidente.
Il governo giapponese ha stabilito ambiziosi obiettivi per il 2050, puntando a emissioni nette zero e a incrementare la quota nucleare al 20% entro il 2040, con un possibile ritorno al 50% entro il 2030. Questo è spinto dalla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di soddisfare l’aumento della domanda energetica, anche in relazione allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie.
Il riavvio del solo reattore n. 6 di Kashiwazaki-Kariwa potrebbe generare 1,35 milioni di kilowatt, energia sufficiente per oltre un milione di famiglie nell’area metropolitana di Tokyo.





