Teheran, 16 febbraio 2026 – In un contesto di crescenti tensioni tra Iran e Stati Uniti, emergono nuovi sviluppi riguardanti il programma nucleare iraniano e le dinamiche geopolitiche regionali. Dal cuore delle trattative diplomatiche a Ginevra, fino alle dichiarazioni dei talebani afghani, la situazione appare complessa e in continua evoluzione.
Larijani apre alle ispezioni dell’Aiea sui siti nucleari in Iran
Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, Ali Larijani, ha annunciato oggi che l’Iran consentirà all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) di ispezionare i propri siti nucleari, inclusi quelli situati nel sottosuolo e sulle montagne. Questa decisione è stata presentata come una misura per dimostrare che Teheran non è impegnata nella produzione di armi nucleari. Larijani ha precisato che le ispezioni potrebbero avvenire con frequenza mensile o addirittura quotidiana, al fine di identificare tempestivamente qualsiasi attività sospetta.
Ali Larijani, figura di spicco della politica iraniana e attuale segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale dal 2025, ha ricoperto ruoli chiave nella gestione della sicurezza nazionale e nelle negoziazioni sul nucleare iraniano nel corso degli ultimi vent’anni. La sua posizione in questa fase critica del dialogo internazionale è particolarmente rilevante, anche in considerazione delle recenti sanzioni imposte dagli Stati Uniti nei suoi confronti per il ruolo nella repressione delle proteste interne.
I colloqui di Ginevra e la fermezza di Araghchi sulle minacce Usa
Parallelamente, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Ginevra per partecipare a un nuovo round di colloqui indiretti con la delegazione statunitense sul tema del programma nucleare. Araghchi ha sottolineato su X che l’Iran intende raggiungere un accordo “equo ed equilibrato” ma ha ribadito con fermezza che il Paese non si piegherà alle minacce provenienti dagli Stati Uniti.
Il vice ministro per la diplomazia economica, Hamid Ghanbari, ha affermato che per un accordo duraturo è necessario che gli Usa ottengano vantaggi economici concreti in settori strategici come energia, petrolio, gas, miniere, aviazione e sviluppo urbano. In cambio, l’Iran chiede la restituzione effettiva dei beni confiscati all’estero. Araghchi e la sua delegazione, che incontreranno anche il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi, rappresentano il volto diplomatico iraniano impegnato a mantenere aperto il dialogo nonostante le tensioni.
Talebani pronti ad assistere l’Iran in caso di attacco Usa
Un elemento significativo è arrivato dal portavoce dei talebani afghani, Zabihullah Mujahid, che ha dichiarato al servizio in lingua pashtu di Radio Iran, citato dal Jerusalem Post, che il gruppo sunnita sarebbe pronto a fornire sostegno all’Iran in caso di un attacco militare degli Stati Uniti contro la Repubblica islamica. Mujahid ha però precisato che ciò non implica automaticamente un coinvolgimento diretto dei talebani in un conflitto di rappresaglia contro Washington.
Il portavoce ha inoltre sottolineato che i talebani preferirebbero una soluzione diplomatica e il proseguimento dei negoziati sul nucleare, evitando un’escalation militare. Pur riconoscendo le divisioni storiche tra sciiti e sunniti, i rapporti tra Teheran e i talebani sono migliorati dalla presa di controllo del Paese da parte di questi ultimi nel 2021, anche se permangono tensioni interne.
Il contesto regionale resta dunque estremamente delicato, con un Iran che da un lato si mostra disponibile a maggiore trasparenza sul suo programma nucleare e dall’altro mantiene una posizione di fermezza contro le pressioni statunitensi, mentre il sostegno potenziale dei talebani aggiunge un ulteriore elemento di complessità alle dinamiche geopolitiche.
Le prossime settimane saranno cruciali per comprendere se il dialogo diplomatico potrà prevalere sulle minacce e sulle tensioni militari, con Ginevra al centro di un confronto che potrebbe influenzare profondamente la stabilità del Medio Oriente.






