Istanbul, 3 febbraio 2026 – Cresce la tensione nel contesto internazionale a pochi giorni dalla ripresa dei colloqui sul nucleare tra Iran e Stati Uniti, previsti per venerdì. La Casa Bianca ha confermato l’intenzione di procedere con i negoziati, nonostante l’ultimo episodio che ha ulteriormente complicato le relazioni tra i due Paesi. Washington ha infatti annunciato di aver abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato alla portaerei USS Lincoln, attualmente schierata nelle acque del Medio Oriente insieme ad altre unità militari statunitensi.
Situazione di tensione nel Golfo Persico
L’abbattimento del drone è avvenuto poco dopo un episodio di forte tensione nello Stretto di Hormuz, quando una petroliera statunitense è stata avvicinata da imbarcazioni armate iraniane. Nonostante la richiesta di fermare i motori, la petroliera ha proseguito la sua rotta, scortata da un’imbarcazione militare Usa. La Casa Bianca ha definito l’intervento contro il drone un atto di “autodifesa”, sottolineando però che i colloqui con l’Iran sono “ancora in programma”.
L’inviato speciale americano in Medio Oriente, Steve Witkoff, incaricato di guidare i negoziati, ha effettuato una visita a Gerusalemme per incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Israele ha ribadito le proprie condizioni per un accordo con Teheran, che includono la fine dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, il trasferimento all’estero delle scorte nucleari, limiti alla produzione dei missili balistici e la cessazione del sostegno a gruppi come Hezbollah, Hamas e la Jihad islamica.
Usa e Iran: posizioni divergenti e mediazione regionale
Da parte iraniana, il presidente Masoud Pezeshkian ha espresso la disponibilità a riprendere i colloqui “a condizione di perseguire negoziati equi e imparziali” senza “aspettative irragionevoli”. Tuttavia, Teheran ha chiarito che non intende discutere del proprio programma missilistico, definendo le proprie capacità difensive “non negoziabili”. La Repubblica Islamica ha inoltre respinto la richiesta israeliana di trasferire all’estero i circa 400 chilogrammi di uranio arricchito, una quantità sufficiente a produrre fino a dieci testate nucleari.
A pochi giorni dall’inizio dei negoziati, fonti riferiscono che Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, affiancherà Witkoff nel processo negoziale. Il luogo esatto e la data non sono stati ancora ufficializzati, con l’Iran che preferirebbe un incontro bilaterale in Oman, senza osservatori regionali. Intanto, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, tra i primi a proporre la mediazione tra Washington e Teheran, è partito per una visita ufficiale in Arabia Saudita ed Egitto, due Paesi che dovrebbero essere rappresentati ai colloqui, insieme a delegazioni provenienti da Pakistan, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti.
In questo scenario complesso, la comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi, consapevole dell’importanza strategica dell’accordo e della necessità di evitare un’escalation militare nella regione.






