Minneapolis, 30 gennaio 2026 – La tensione a Minneapolis rimane alta mentre il governo federale prosegue nella sua linea dura contro i manifestanti e i giornalisti che seguono da vicino le proteste contro l’Immigration and Customs Enforcement (Ice). Un caso emblematico riguarda l’arresto di Don Lemon, noto giornalista e ex anchor della CNN, coinvolto in un episodio che ha suscitato un acceso dibattito sulla libertà di stampa e il diritto di cronaca negli Stati Uniti.
Arresto di Don Lemon durante le proteste a St. Paul
Don Lemon, che per 17 anni è stato uno dei volti più noti della CNN, è stato arrestato nel cuore della notte a Los Angeles in relazione a un episodio avvenuto il 18 gennaio scorso a St. Paul, città gemella di Minneapolis. Durante una manifestazione anti-Ice, Lemon era entrato con le telecamere in una chiesa, il Cities Church, interrompendo un servizio religioso. L’azione è stata definita un «attacco coordinato» contro la chiesa, il cui pastore David Easterwood risulta essere un agente dell’Ice.
Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato l’arresto di Lemon insieme ad altre tre persone, tra cui una giornalista freelance e due attivisti, accusando tutti di violazione di una legge federale che protegge la libertà di culto, poiché l’ingresso non autorizzato avrebbe impedito lo svolgimento del servizio religioso. Tuttavia, Lemon ha sempre sostenuto di trovarsi sul posto in veste di reporter e ha negato di aver preso parte attiva alla manifestazione.
Secondo un video diffuso dallo stesso Lemon, egli si è limitato a documentare quanto accadeva, dichiarando: «Sono qui solo per fotografare, non faccio parte del gruppo». L’avvocato di Lemon, Abbe Lowell, ha commentato che il suo cliente esercitava un diritto costituzionale tutelato dal Primo Emendamento e ha annunciato che si batterà con forza contro le accuse.
La reazione politica e il contesto delle proteste
L’arresto di Don Lemon si inserisce in un clima di crescente tensione tra il governo di Donald Trump e la stampa, considerata dalla Casa Bianca un bersaglio privilegiato. Il presidente, tornato in carica nel 2025 per il suo secondo mandato non consecutivo, ha definito Alex Pretti, una delle vittime delle azioni degli agenti federali a viso coperto, «un agente provocatore» e ha minimizzato le critiche sollevate dai media riguardo all’uso della forza da parte degli agenti Ice a Minneapolis.
Le proteste sono esplose dopo la morte di Pretti e di Renee Good, entrambi cittadini coinvolti nelle manifestazioni contro la presenza massiccia delle forze federali in città, che da settimane sorvegliano Minneapolis come fosse una zona di guerra. Di recente, l’inviato speciale presidenziale Tom Homan ha annunciato un parziale ridimensionamento del numero di agenti federali, pur ribadendo che la missione continuerà “in modo più intelligente”.
Intanto il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’inchiesta sulle possibili violazioni dei diritti costituzionali da parte degli agenti coinvolti nel caso Pretti, affidando le indagini a FBI e Homeland Security. Tuttavia, la portavoce del Dipartimento ha precisato che si tratta di un’indagine standard e non di un’inversione di tendenza rispetto alla linea dura adottata finora.
La presa di posizione di Trump contro la stampa si è manifestata anche in recenti restrizioni, come il divieto per i giornalisti di accedere al Kennedy Center per la prima di un documentario su Melania Trump, prodotto da Amazon con un budget di 75 milioni di dollari.
Il caso Lemon e la tutela della libertà di stampa
Don Lemon, dopo essere stato licenziato dalla CNN nel 2023 a causa di controversie interne, ha continuato a operare come giornalista indipendente, conducendo un programma su YouTube e documentando le vicende più calde degli Stati Uniti. Il tentativo del Dipartimento di Giustizia di incriminarlo per la sua presenza alla manifestazione di St. Paul rappresenta un caso raro e delicato, in cui si scontrano la libertà di cronaca e la protezione della libertà di culto.
Recentemente, un giudice federale ha respinto la prima richiesta del Dipartimento di Giustizia di procedere contro Lemon, sottolineando la sua attività come giornalista protetta dal Primo Emendamento. Nonostante ciò, l’Attorney General Pam Bondi si è detta «furiosa» per la decisione, e non è escluso che si possa tentare un nuovo procedimento legale.
Lemon, dal canto suo, ha ribadito l’importanza del suo ruolo di testimone degli eventi, affermando che la sua presenza non deve essere confusa con quella di un manifestante attivo. L’avvocato Lowell ha dichiarato che qualunque azione giudiziaria verrà affrontata con determinazione.
Questa vicenda si inserisce in un quadro complesso di scontri tra potere esecutivo e libertà di stampa negli Stati Uniti, un tema che continua a sollevare preoccupazioni a livello nazionale e internazionale.






