Khartoum, 7 gennaio 2026 – Nel cuore della crisi umanitaria in Sudan, emergono testimonianze strazianti di violenze sessuali di gruppo perpetrate dalle Forze di Supporto Rapido (RSF). Le vittime includono donne, ragazze e perfino neonati, in un’escalation di brutalità che riflette una strategia sistematica di guerra e oppressione. Tra le sopravvissute, Mariam e Um Kulthum hanno raccontato ad Al Jazeera gli orrori subiti, mentre i dati aggiornati di organizzazioni come Medici Senza Frontiere (MSF) e il Strategic Initiative for Women in the Horn of Africa (SIHA) delineano un quadro drammatico di abusi e sofferenze.
Le testimonianze delle vittime e la brutalità della violenza
Mariam, durante un tentativo di fuga dallo Stato del Gezira verso Khartoum nei primi mesi dello scorso anno, è stata fermata da uomini armati delle RSF, che l’hanno segregata in una stanza vuota e stuprata. Il racconto, reso noto da Al Jazeera, è solo uno dei tanti che illustrano la tattica sistematica di stupro utilizzata come arma di guerra. La zia di Mariam ha confermato l’identità degli aggressori, riconoscendoli come membri delle RSF.
Nel Darfur, la giovane studentessa medica Um Kulthum ha assistito all’uccisione brutale del proprio tutore e, insieme ad altre ragazze, è stata vittima di uno stupro di gruppo perpetrato dalle stesse forze paramilitari. Questi episodi sono emblematici della violenza che si abbatte sulle comunità, in particolare contro le popolazioni Masalit, etnia bersaglio frequente degli attacchi.
Secondo il rapporto SIHA del novembre 2025, dal conflitto iniziato nell’aprile 2023 si contano quasi 1.300 casi documentati di violenza sessuale e di genere in 14 stati del Sudan. Hala Al-Karib, direttrice regionale di SIHA, ha sottolineato che questi atti non sono casuali ma fanno parte di una strategia che considera le donne come “proprietà” da violentare, rapire e usare come strumenti di sottomissione e distruzione delle comunità.
Violenza sessuale, schiavitù e traffico di esseri umani
Le violenze non si limitano agli abusi immediati; molte donne sono rapite per essere sottoposte a “schiavitù sessuale” e lavori forzati, spesso trasportate oltre i confini nazionali verso mercati del traffico umano in Paesi vicini. Questi dati, raccolti da MSF e confermati da testimonianze di operatori sul campo, evidenziano l’enorme portata di un fenomeno che colpisce donne di ogni età, comprese adolescenti e bambine.
Il Direttore dell’Ospedale Maternità di Omdurman, Imad al-Din Abdullah al-Siddiq, ha reso noto che negli ultimi mesi sono stati accolti casi di violenza sessuale su oltre 14 neonate femmine di età inferiore ai due anni, un dato confermato da ONG internazionali e da UNICEF, che ha denunciato oltre 200 casi di abusi sessuali su minori dall’inizio del 2024.
Emergenza sanitaria in Sudan
La situazione sanitaria in Sudan è disastrosa: oltre il 70% delle strutture sanitarie è non operativo o distrutto, e i servizi di supporto alle vittime di violenza sessuale sono insufficienti. MSF ha assistito tra gennaio 2024 e marzo 2025 oltre 650 sopravvissuti nel Darfur meridionale, di cui la maggioranza donne e ragazze, molte delle quali hanno subito stupri di gruppo o aggressioni multiple. Le barriere sociali, la paura dello stigma e la mancanza di informazioni impediscono a molte vittime di cercare aiuto medico e psicologico tempestivo.
In risposta, sono stati avviati programmi di formazione per ostetriche e operatori sanitari locali che offrono contraccettivi d’emergenza e primo soccorso psicologico, con un aumento significativo delle richieste di assistenza. Tuttavia, la crisi alimentare e il collasso delle infrastrutture aggravano ulteriormente la condizione delle popolazioni colpite.






