Bruxelles, 16 marzo 2026 – La questione della riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per il commercio globale di idrocarburi, continua a suscitare tensioni e divisioni tra i Paesi della NATO, in risposta alle pressioni del presidente statunitense Donald Trump. In particolare, il premier britannico Keir Starmer ha escluso un coinvolgimento diretto dell’Alleanza Atlantica in una missione militare per assicurare il transito nello stretto, mentre altre voci europee sottolineano i limiti geografici e politici di un’eventuale azione NATO nell’area.
Stretto di Hormuz, Keir Starmer: “Non è una missione NATO”
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha chiarito la posizione del Regno Unito: “La riapertura dello Stretto di Hormuz non può essere affidata a una missione della NATO”. Rispondendo alle dichiarazioni del presidente Trump, che aveva criticato il possibile rifiuto degli alleati di inviare navi militari nell’area, Starmer ha affermato con fermezza che non è mai stata immaginata una missione NATO per Hormuz.
Europa unita nel rigetto di un ruolo NATO diretto
Allo stesso modo, l’Alta rappresentante dell’Unione Europea Kaja Kallas ha ribadito che lo Stretto di Hormuz si trova fuori dall’area operativa della NATO e che l’Unione europea dispone di strumenti specifici, come l’operazione Aspides, per contribuire alla sicurezza marittima. Kallas, in carica dal dicembre 2024, ha sottolineato che nessun Paese membro della NATO è geograficamente presente nello stretto, rafforzando la posizione europea di non delegare all’Alleanza Atlantica questa responsabilità.
In Italia, il vice premier e ministro Matteo Salvini ha dichiarato che l’Italia non è in guerra con nessuno e che inviare navi militari in un contesto di conflitto significherebbe entrarvi. Salvini ha evidenziato il rispetto per la posizione del presidente del Consiglio sul tema e la necessità di evitare un coinvolgimento militare diretto, in un momento di alta tensione internazionale.
Anche altri membri NATO, come la Polonia e la Germania, hanno espresso cautela. Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha affermato che la richiesta statunitense sarà valutata nel rispetto delle procedure, mentre il collega tedesco Johann Wadephul ha escluso una responsabilità diretta della NATO per lo Stretto di Hormuz.
Infine, il ministro degli Esteri olandese Tom Berendsen ha sottolineato la complessità della situazione, affermando che il problema non si risolverà rapidamente anche con l’invio di navi NATO, e che ogni decisione richiede una riflessione attenta per evitare un’escalation pericolosa.
Le tensioni in Medio Oriente, con l’Iran che continua a minacciare il blocco dello Stretto, e le pressioni degli Stati Uniti sugli alleati europei, mantengono alta l’attenzione internazionale sul ruolo della NATO e delle coalizioni regionali nella gestione di questo punto cruciale per il commercio energetico globale.






