Bruxelles, 7 aprile 2026 – In previsione del viaggio negli Stati Uniti dell’attuale segretario generale della Nato, Mark Rutte, fonti diplomatiche alleate confermano che l’ex premier olandese non potrà impegnare l’Alleanza in alcuna iniziativa relativa alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. La decisione riflette l’assenza di un mandato specifico da parte dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica, in particolare dagli alleati europei.
Mark Rutte e la posizione della Nato
Secondo quanto riferito da una fonte all’ANSA, Mark Rutte non potrà coinvolgere la Nato in modo diretto nella questione di Hormuz, dal momento che non esiste un mandato formale in tal senso. Tuttavia, Rutte può valorizzare alcune iniziative positive già intraprese da alleati europei e non europei, in particolare quelle emerse negli incontri recenti organizzati da Londra e Parigi. La Nato rimane un forum cruciale per promuovere gli interessi degli Stati Uniti in Europa, senza però essere coinvolta direttamente nelle operazioni militari o nelle controversie specifiche nella regione mediorientale.
Gli Stati Uniti e la sicurezza dello Stretto di Hormuz alle Nazioni Unite
Parallelamente, a New York, l’ambasciatore americano all’Onu, Michael Waltz, ha sottolineato l’importanza vitale dello Stretto di Hormuz per il mondo, definendolo troppo importante per essere strumento di pressione o “ostaggio” di un singolo Paese. Waltz ha espresso il fermo sostegno degli Stati Uniti ai partner mediorientali e ha condannato il veto di Russia e Cina a una bozza di risoluzione del Bahrein sulla sicurezza di questa via marittima strategica. L’ambasciatore ha avvertito che i ritardi nelle spedizioni e la conseguente carenza di fertilizzanti potrebbero generare un aumento dell’insicurezza alimentare in diverse regioni, attribuendo la responsabilità di tali ostacoli a chi sceglie l’ostruzionismo anziché la cooperazione internazionale.
Mark Rutte, in carica come segretario generale della Nato dal primo ottobre 2024, ha già evidenziato in più occasioni l’importanza di una cooperazione rafforzata tra i membri dell’Alleanza, pur mantenendo chiari i limiti delle sue competenze rispetto a questioni così delicate e specifiche come quella dello Stretto di Hormuz.






