È stato segnalato che una nave cargo britannica è stata colpita da un proiettile sconosciuto mentre transitava nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per il commercio petrolifero globale. L’episodio ha provocato un incendio a bordo, costringendo l’equipaggio ad abbandonare la nave; fortunatamente, tutti i membri sono stati tratti in salvo senza riportare ferite, come confermato dall’UK Maritime Trade Operations.
L’incidente nello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz, lungo circa 60 km e largo 30 km, rappresenta un corridoio marittimo cruciale che collega il Golfo di Oman con il Golfo Persico, separando l’Iran dalla penisola arabica e gli Emirati Arabi Uniti. Negli ultimi anni, questa via di navigazione è diventata teatro di crescenti tensioni geopolitiche, soprattutto dopo l’attacco attuato da Israele e Stati Uniti contro l’Iran il 28 febbraio 2026. In risposta, il governo di Teheran ha minacciato di bloccare lo Stretto, mettendo a rischio il passaggio di circa un quarto della produzione petrolifera mondiale.
L’ultimo attacco ha coinvolto non solo la nave cargo britannica, ma precedentemente era stata colpita anche un’altra nave portacontainer a circa 46 km dalla costa degli Emirati Arabi Uniti. Le autorità britanniche stanno attualmente indagando sull’entità dei danni subiti e sulla natura esatta dell’aggressione.
Il contesto geopolitico e le implicazioni commerciali
Il blocco o l’instabilità nell’area dello Stretto di Hormuz potrebbe avere ripercussioni significative sul commercio globale di petrolio e gas naturale. Ogni giorno, circa 20 milioni di barili di petrolio, per un valore superiore a un miliardo di dollari, transitano attraverso questo passaggio. L’Iran, pur essendo esportatore, rischia di danneggiare sé stesso e di attirare ulteriori sanzioni internazionali con eventuali azioni di chiusura del passaggio.
I maggiori impatti economici ricadrebbero sulla Cina, che importa oltre il 40% del suo petrolio attraverso Hormuz, mentre la Russia potrebbe trarre un vantaggio temporaneo dal rialzo dei prezzi energetici, rafforzando le sue esportazioni verso Asia e Medio Oriente. L’Unione Europea, pur meno dipendente direttamente dal petrolio del Golfo, segue con preoccupazione le evoluzioni della crisi, consapevole che un’interruzione prolungata potrebbe destabilizzare i mercati globali.






