Londra, 16 marzo 2026 – Il primo ministro britannico Keir Starmer ha chiarito oggi che la riapertura dello Stretto di Hormuz non può essere affidata a una missione della Nato, rispondendo alle recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump. Lo stretto, cruciale per il traffico globale di idrocarburi, è divenuto un punto nevralgico nel contesto della guerra in Medio Oriente, caratterizzata da attacchi militari tra Usa, Israele e Iran.
La posizione di Keir Starmer sulla missione Nato a Hormuz
Durante un incontro con la stampa a Londra, Starmer ha affermato con decisione: “Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato“. La dichiarazione arriva in risposta alle critiche di Donald Trump, che aveva definito negativo per l’Alleanza Atlantica il possibile rifiuto degli alleati di partecipare al dispiegamento navale nello Stretto di Hormuz.
Il premier britannico ha sottolineato come il governo stia ancora conducendo discussioni con gli USA, gli alleati europei e altri Paesi, puntando a un piano sostenibile e credibile per garantire la sicurezza della navigazione internazionale in questa area strategica.
Starmer ha riferito di aver discusso intensamente della questione con gli alleati europei e con il primo ministro canadese Mark Carney, sottolineando la necessità di costruire una coalizione ampia e sostenibile per garantire la sicurezza dello Stretto. Ha inoltre insistito sulla importanza di una de-escalation delle tensioni in Medio Oriente, ricordando come il conflitto in corso con l’Iran non debba distrarre dall’attenzione verso la guerra in Ucraina e dal rischio di favorire indirettamente la Russia di Vladimir Putin.
Il premier ha confermato anche un imminente incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo la volontà del Regno Unito di proteggere gli interessi nazionali senza farsi trascinare in un conflitto più ampio, ma mantenendo un ruolo attivo nel garantire stabilità e sicurezza nella regione.

Starmer, un contesto di alta tensione e richieste di de-escalation
La crisi mediorientale si aggrava dopo che USA e Israele hanno lanciato attacchi a siti nucleari iraniani, scatenando una serie di ritorsioni e una crescente instabilità regionale. In questo scenario, Starmer ha ribadito l’importanza di una de-escalation bellica in Medio Oriente, richiamando la comunità internazionale alla cautela e al dialogo. Mentre l’amministrazione Trump preme per una coalizione internazionale che scorti le navi attraverso Hormuz, molti Paesi, inclusi quelli europei, mantengono una posizione prudente per evitare di restare impigliati nel conflitto. La Germania, ad esempio, ha già escluso la partecipazione a un’operazione militare nello stretto, sottolineando che la sicurezza potrà essere garantita solo attraverso soluzioni negoziate.
Il Regno Unito, pur riconoscendo l’importanza strategica di Hormuz per i flussi energetici, continua a valutare tutte le opzioni possibili, mantenendo un approccio cauto e diplomatico. Il ministro dell’Energia britannico Ed Miliband ha confermato che la sicurezza dello stretto resta una priorità, ma che è ancora presto per definire dettagli operativi concreti di un eventuale dispiegamento navale.
Lo Stretto di Hormuz, nodo cruciale per l’economia globale
Lo Stretto di Hormuz, lungo circa 60 chilometri e largo 30, è un passaggio marittimo strategico che collega il Golfo di Oman al Golfo Persico. Da qui transita quasi un quinto del petrolio consumato a livello mondiale e circa la metà di quello commercializzato, oltre a ingenti quantità di gas naturale liquefatto provenienti dal Qatar. Dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro siti nucleari iraniani alla fine di febbraio 2026, il governo di Teheran ha bloccato lo stretto, minacciando di distruggere qualsiasi nave tenti il passaggio. Questa situazione ha paralizzato la rete commerciale dell’intera area del Golfo, causando un’impennata dei prezzi del petrolio e del gas a livello globale.
Gli esperti prevedono che, se le interruzioni dovessero persistere, il prezzo del greggio potrebbe raggiungere quota 100 dollari al barile, con ripercussioni significative sull’economia mondiale. Nel frattempo, circa 150 navi, tra cui petroliere e metaniere, sono rimaste bloccate nel Golfo, mentre le compagnie di navigazione hanno sospeso le rotte in Medio Oriente per motivi di sicurezza.
In questo scenario complesso e delicato, il governo britannico, guidato da Starmer, lavora a un piano diplomatico e strategico per ripristinare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, evitando al contempo di essere coinvolto in un conflitto militare più ampio che potrebbe ulteriormente destabilizzare la regione e l’economia globale.
Impatto della crisi mediorientale sul Regno Unito e strategie di contenimento
Starmer ha poi illustrato un piano di aiuti da 53 milioni di sterline destinato a mitigare gli effetti dell’impennata del costo della vita e delle bollette energetiche nel Regno Unito, conseguenza diretta delle turbolenze mediorientali. Tra le misure principali vi sono: l’estensione del tetto massimo sui rincari delle bollette energetiche fino a fine giugno, il prolungamento delle agevolazioni fiscali sui carburanti fino a fine settembre e nuovi sostegni alle amministrazioni locali per contenere i prezzi del gasolio nelle zone rurali. Il premier ha inoltre annunciato un’accelerazione dei piani per la sicurezza energetica e la sovranità dell’isola, sottolineando come la soluzione più rapida per ridurre il costo della vita sia la fine della guerra in Medio Oriente.
In materia di politica estera, Starmer ha confermato che il Regno Unito mantiene buoni rapporti con gli Stati Uniti, nonostante le recenti critiche di Trump, e ha ribadito che la Nato deve restare un’alleanza di partner equilibrata, con la responsabilità di proteggere soprattutto gli interessi nazionali britannici.






