LONDRA, 13 APRILE – Il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha chiarito la posizione del Regno Unito riguardo alle tensioni crescenti nel Golfo Persico, dichiarando che Londra non sostiene il blocco navale degli Stati Uniti allo Stretto di Hormuz, annunciato dal presidente americano Donald Trump. In un’intervista alla BBC, Starmer ha ribadito la volontà di non farsi coinvolgere in una guerra aperta, sottolineando che il Regno Unito ha partecipato esclusivamente ad azioni difensive sin dall’inizio del conflitto in Medio Oriente.
La posizione di Starmer sul conflitto e il blocco navale
Il primo ministro laburista ha evidenziato come l’obiettivo prioritario sia la riapertura dello Stretto di Hormuz, fondamentale per abbassare rapidamente i prezzi dell’energia, che stanno gravando sulle bollette britanniche. Di fronte a una domanda sulla responsabilità di Trump nell’aumento dei costi energetici, Starmer ha evitato una risposta diretta, preferendo invece sottolineare l’importanza di un dialogo multilaterale per favorire una de-escalation e la ripresa del traffico marittimo nella regione. Ha inoltre confermato il coinvolgimento della Royal Air Force in operazioni di difesa a protezione degli alleati nel Golfo, pur mantenendo un approccio cauto e non interventista.
La reazione iraniana e le implicazioni per la sicurezza regionale
Da Teheran, la risposta alle manovre statunitensi è stata netta e dura. Il portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya, Ebrahim Zolfaghari, ha definito il blocco navale statunitense una forma di “pirateria marittima illegale”, avvertendo che «se la sicurezza dei porti iraniani verrà minacciata, nessun porto nella regione sarà sicuro». L’Iran ha inoltre annunciato l’istituzione di un meccanismo permanente per il controllo dello Stretto di Hormuz, anche oltre la durata del conflitto attuale. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno comunicato l’avvio del blocco delle navi in entrata o uscita dai porti iraniani a partire dalle 16 di oggi, una mossa che aumenta ulteriormente la tensione nella regione.
La situazione resta quindi estremamente fluida, con il Regno Unito che si mantiene su una linea di prudenza, rifiutando di sostenere iniziative di forza che potrebbero ulteriormente destabilizzare il delicato equilibrio nel Golfo Persico.






