Un’esplosione ha colpito la moschea Imam Ali Bin Abi Talib nel quartiere a maggioranza alawita di Wadi al-Dahab, nella città di Homs, nel centro della Siria, causando la morte di otto persone e il ferimento di almeno altre cinque. L’attentato è stato rivendicato dal gruppo estremista sunnita Saraya Ansar al-Sunna, poco conosciuto ma affiliato allo Stato Islamico (Daesh), che ha annunciato di voler proseguire la sua campagna contro “infedeli e apostati”.
L’attacco in Siria e la rivendicazione
L’esplosione è avvenuta nel pomeriggio e ha immediatamente provocato un bilancio di vittime in crescita rispetto alle prime stime, inizialmente fissate a tre morti. Il gruppo Saraya Ansar al-Sunna, già responsabile di un attentato suicida contro una chiesa di Damasco nel giugno 2025, ha diffuso un messaggio su Telegram in cui si assume la responsabilità dell’attacco, confermando la propria presenza attiva nella regione e la volontà di intensificare le azioni violente contro le minoranze religiose e la popolazione civile.
Il ministero degli Esteri siriano ha condannato fermamente l’attentato, definendolo un “tentativo disperato di destabilizzare il Paese”. In una nota ufficiale, il governo ha ribadito il proprio impegno nella lotta contro il terrorismo e ha promesso di assicurare alla giustizia i responsabili, sottolineando come tali atti non fermeranno gli sforzi per garantire sicurezza e stabilità sul territorio.
Contesto politico e sicurezza a Homs
Homs, terza città della Siria per popolazione, ha vissuto anni di devastazioni durante la guerra civile, con un tessuto urbano e sociale ancora fragilissimo. La città presenta un clima di tensione crescente, con scontri frequenti fra fazioni sunnite e alawite, e una militarizzazione diffusa che coinvolge anche gruppi come Hayat Tahrir al-Sham, di cui fa parte la leadership del governo di transizione siriano guidato da Ahmed al-Sharaa.
L’attentato alla moschea si inserisce in un quadro di recrudescenza delle attività jihadiste in Siria, con una ripresa degli attacchi rivendicati dallo Stato Islamico e gruppi affiliati. Nel 2025, sono stati numerosi gli attentati che hanno colpito obiettivi civili e religiosi, mettendo a dura prova la fragile convivenza interreligiosa e la stabilità politica del Paese. Le autorità siriane continuano a denunciare la minaccia rappresentata da queste cellule terroristiche, mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione sul terreno.






