Milano, 19 gennaio 2026 – È atterrata con successo nel deserto del Gobi, in Mongolia, la navetta spaziale cinese Shenzhou-20, dopo una missione di circa 270 giorni in orbita. La capsula, che era stata danneggiata lo scorso novembre da un detrito spaziale mentre si trovava attraccata alla stazione spaziale cinese Tiangong, è rientrata senza equipaggio portando a terra esperimenti scientifici e materiali obsoleti.
L’incidente in orbita e il rientro della Shenzhou-20
La missione Shenzhou-20 era stata lanciata il 24 aprile 2025 con a bordo tre astronauti: Chen Dong, Chen Zhongrui e Wang Jie. Originariamente previsto per il 5 novembre 2025, il rientro è stato posticipato a causa di crepe individuate su un finestrino della navetta, attribuite a un possibile impatto con detriti spaziali. Per motivi di sicurezza, l’Agenzia spaziale cinese (CMSA) ha deciso di non utilizzare la capsula per il rientro dell’equipaggio, che ha così fatto ritorno a Terra il 14 novembre a bordo della navetta Shenzhou-21, arrivata in orbita solo pochi giorni prima.
Nel frattempo, i tre astronauti di Shenzhou-21 sono rimasti bloccati sulla stazione spaziale in attesa dell’arrivo della capsula di riserva, la Shenzhou-22, lanciata senza equipaggio il 25 novembre 2025, con quasi sei mesi di anticipo rispetto al programma originario. Questa capsula ha permesso di ripristinare la possibilità di rientro in sicurezza per gli astronauti attualmente a bordo di Tiangong.
La missione e il successo del rientro
La capsula Shenzhou-20 ha stabilito un record per la permanenza di un veicolo abitabile cinese in orbita, con una durata complessiva di circa 270 giorni. Dopo il distacco dalla stazione spaziale il 18 gennaio 2026 alle ore 16:23 UTC, la navetta ha percorso il viaggio di ritorno in circa nove ore, atterrando senza danni il 19 gennaio alle 01:34 UTC.
L’agenzia spaziale cinese ha definito il rientro un “pieno successo”, sottolineando che la capsula ha riportato a Terra intatti tutti i materiali scientifici e tecnologici trasportati, tra cui anche la tuta per attività extraveicolari Feitian-2 “B”. Dopo l’atterraggio, i tecnici hanno protetto e recuperato il vetro danneggiato durante la missione per analisi approfondite in laboratorio.
La zona di atterraggio scelta, il deserto del Gobi, è una vasta regione desertica che si estende tra Cina e Mongolia, nota per le sue condizioni climatiche estreme e il terreno ideale per l’atterraggio di veicoli spaziali.






