Santa Ana, 16 gennaio 2026 – L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) continua a essere al centro di polemiche e controversie per il ricorso eccessivo e spesso violento alla forza durante le operazioni di controllo e repressione delle manifestazioni. L’ultimo episodio riguarda Kaden Rummler, un ragazzo di 21 anni rimasto gravemente ferito durante una manifestazione anti-ICE a Santa Ana, in California, il 9 gennaio 2026.
Aggressione durante la protesta anti-ICE
Durante il corteo, organizzato contro le politiche di immigrazione e le pratiche di ICE, Rummler è stato colpito al volto da un proiettile “non letale” sparato da un agente federale. L’impatto ha causato la perdita permanente della vista a un occhio. Secondo il racconto del giovane, i medici hanno estratto dal suo occhio e dalla testa frammenti di plastica, vetro e metallo, uno dei quali si trovava a pochi millimetri dall’arteria carotidea. Dopo un intervento chirurgico durato sei ore, i medici hanno confermato che non sarebbe mai più riuscito a vedere con l’occhio sinistro.
Il video dell’incidente, diventato virale sui social, documenta il momento in cui Rummler viene colpito mentre cerca di aiutare un amico in procinto di essere arrestato. Si vede chiaramente il suo volto insanguinato mentre viene trascinato via. Secondo testimonianze e familiari, gli agenti non avrebbero prestato soccorso immediato al giovane, arrivando persino a deriderlo.
Visualizza questo post su Instagram
Controversie e accuse di militarizzazione
Le autorità federali, invece, difendono l’operato degli agenti, descrivendo la situazione come una risposta necessaria a “rivoltosi violenti” che avrebbero lanciato oggetti contro gli agenti. Tuttavia, non vengono forniti dettagli precisi sull’uso della forza e sul tipo di armi impiegate.
Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di crescenti critiche rivolte all’ICE e al Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), soprattutto dopo la morte di Renée Nicole Good a Minneapolis lo scorso 7 gennaio. Anche in quel caso, l’agenzia ha giustificato l’azione sostenendo che la vittima rappresentasse una minaccia, versione smentita dai video che mostrano come la donna non opponesse alcuna resistenza.
Per molte organizzazioni per i diritti civili e comunità attive, questi casi sono emblematici di una pericolosa militarizzazione delle forze federali statunitensi e della mancanza di trasparenza nell’uso di armi “non letali”, che spesso provocano ferite gravi e irreversibili. La crescente violenza esercitata dagli agenti federali sembra ormai fuori controllo.






